L'ALLEVAMENTO ALLO STECCO DEL CARDELLINO
di Gennaro Chianese
foto M. Natale

La mia passione per questo bellissimo indigeno risale agli anni dell'infanzia mantenendosi pressoché inalterata, anche perché sono cresciuto a Napoli, dove il cardellino è fatto oggetto di vero e proprio culto da tempo immemorabile.
giovani cardellini durante l'imbecco allo stecco Sorvolando sulle difficoltà che la riproduzione di questo stupendo fringillide comporta, la trattazione delle quali richiederebbe moltissime pagine ed una competenza senza dubbio superiore a quella che ritengo di possedere, vorrei riportare le mie esperienze in merito alla pratica dell'allevamento a mano, nella speranza che altri appassionati possano trovarle di qualche utilità.
Lo scopo primario di tale procedimento è quello di ottenere soggetti molto tranquilli che possano essere, se correttamente imprintati, impiegati con buon esito nella riproduzione; senza contare che può accadere di doversi fare carico di una nidiata abbandonata dalla madre non avendo balie disponibili.
Le ricette di cui ho avuto notizia negli anni sono tantissime, alcune hanno ingredienti che potremmo definire originali, quando non addirittura criminali, come il peperoncino triturato mischiato all'uovo sodo, che secondo un sedicente allevatore darebbe ottimi risultati (sic!).
La verità è che, imbeccati con costanza, e tenuti al caldo i piccoli cardellini non di rado sopravvivono anche con un tipo di alimentazione molto approssimativa da un punto di vista nutrizionale. Tali soggetti tuttavia subiscono in una fase delicatissima dello sviluppo danni irreparabili, per cui quasi sempre soccombono durante la prima muta (in genere causa la compromissione della funzionalità epatica). I pochi sopravvissuti muteranno con difficoltà, presentando colori sbiaditi e rimarranno sempre uccelli di salute assai cagionevole.
Personalmente sono un sostenitore dei sistemi naturali, per cui ripongo scarsa fiducia nei preparati reperibili in commercio, a mio avviso pieni di additivi, conservanti e medicamenti vari, per cui negli anni ho messo a punto una ricetta i cui risultati si sono rivelati davvero soddisfacenti.
Mettendo da parte, dunque, l'impiego di alimenti sofisticati e costosi, chi vuole provare a cimentarsi in questa impresa dovrà procurarsi i seguenti ingredienti:
- Pastoncino secco, non all'uovo, valore prot.non elevato (14-15max), senza semi aggiunti.
- Ceci di quelli tostati, che si mangiano così come sono, per intenderci.
- Semi di girasole già sgusciati, in vendita nelle erboristerie.
- Capsule di tarassaco (Tarassacum officinalis), sempre in erboristeria.
- Un buon integratore (preferibilmente in polvere) contenente vitamine ed aminoacidi.


PREPARAZIONE:
-Usare un tritatutto oppure un macinino robusto, per macinare i ceci, che successivamente andranno passati attraverso un setaccio oppure un colino a maglia stretta, fino ad ottenere una farina a grana molto sottile (sconsigliata la farina di ceci del commercio).giovani cardellini bruni nel nido
-Polverizzare allo stesso modo anche il pastoncino, senza però filtrarlo.
-Mescolare i due ingredienti nelle proporzioni: pastoncino/ceci = 1.5 / 2.
Il composto così ottenuto è da considerare come il"nucleo" e può essere conservato in frigo, chiuso in un barattolo di vetro, per 5-6gg.

SOMMINISTRAZIONE:
Consiglio di somministrare il "nucleo" inumidito con acqua (possib. oligominerale) fino a raggiungere una consistenza cremosa, la cui fluidità deve tendere a diminuire man mano che i nidiacei crescono
(benché l'età ottimale dei nidiacei, ai fini del buon esito, si aggiri intorno ai 6-8gg., mi è capitato di portare felicemente avanti anche nidiate di 4-5gg.). 
E' bene ricordare che una volta inumidito il composto si altera con facilità, per cui conviene preparare solo il quantitativo necessario per un'imbeccata, buttando eventuali rimanenze.
Fino dai primi giorni, a discrezione si possono aggiungere piccole quantità di integratore vitaminico alla pappa precedentemente inumidita, così come il tarassaco in polvere, che verrà prelevato dalle capsule (una capsula al giorno, divisa in più preparazioni).
Intorno al quindicesimo-ventesimo giorno incominceremo ad impiegare il girasole sgusciato.
Il rapporto deve essere 1 cucchiaio di girasole per 3 cucchiai di "nucleo", il tutto passato nel macinacaffè per renderlo omogeneo. (Ricordo che il girasole sgusciato va tenuto in frigorifero per evitare che irrancidisca)
E' buona norma fornire anche dell'acqua (oligominerale), mediante un contagocce, in ragione di 1-2 gocce dopo ogni imbeccata, sia per prevenire eventuale disidratazione, che per pulire l'interno del becco dai residui di cibo. All'acqua potrà essere unito un blando disinfettante intestinale.

ACCORGIMENTI:
- Mantenere i piccoli al caldo (dai 7-8gg. in poi è sufficiente coprire il nido con un panno di lana), ed assicurarsi che il nido sia pulito, asciutto, e che non contenga parassiti.
- Rimuovere le deiezioni dai bordi e dall' interno del nido.
- Fare molta attenzione a non sporcare i piccoli quando li si imbecca, e nel caso pulirli tempestivamente.
- Non esagerare con la quantità di alimento somministrata, tenete presente che è meglio imbeccarli poco e spesso, che non il contrario. In ogni caso non nutrirli mai, prima che abbiano digerito completamente quanto avevano nel gozzo. 
- All'involo, i novelli verranno posti in una gabbia non troppo grande, in modo che possiamo maneggiarli con facilità quando dovremo prenderli uno alla volta per nutrirli.
- Dal venticinquesimo gg. in poi offriremo una buona miscela di semi preventivamente schiacciati, in modo che i piccoli imparino a sbucciarli con maggiore facilità (tale miscela andrà rinnovata ogni giorno).
- Man mano che inizieranno a mangiare i semi, ridurremo progressivamente il numero delle imbeccate, fino a cessarle completamente. 
- DuranteGiovane cardellino bruno appena svezzato lo svezzamento fornire quotidianamente vitamine, sali minerali, osso di seppia. Un paio di volte la settimana, mele ben mature o carota.
-Quando saranno completamente svezzati, smetteremo i schiacciare i semi. In questo stadio sarà buona norma abituare i piccoli a consumare tutta i tipi di semi componenti la miscela.

CONCLUSIONI:
Grazie al succitato procedimento, da anni ottengo dei novelli robusti ed in salute. Con l'augurio che quanti di voi decidano di adottarlo ricavino le stesse soddisfazioni, resto a vostra disposizione per chiarimenti, consigli e suggerimenti.

Gennaro Chianese