ALLEVARE IL CARDELLINO
testo e foto di Mario Zampaglione

Il 18 novembre di quest'anno , in occasione della mostra di Bellaria (Fringillia) , ho avuto il piacere di conoscere Patrizio Carraffa, autentico cultore del Cardellino e delle sua mutazioni di colore. Colgo l'occasione per ricordaMario con i suoi Cardellinire che Fringillia è senza dubbio una tappa obbligata per tutti gli appassionati di indigeni e mi complimento ancora una volta con gli organizzatori , in particolare con Bruno Zamagni cui va il mio personale saluto. Dalla conversazione con Patrizio è subito nata una simpatia che spero diventi sincera amicizia . Ho colto l'occasione per complimentarmi del suo articolo pubblicato nel sito www.cardellino.it che il Dott. Massimo Natale cura con ineguagliabile maestria. E' stato allora che Patrizio mi ha chiesto di scrivere un articolo sulle mie esperienze di allevamento ed ho accettato con sommo piacere. 
E' ormai accertato che sul trono dell'avifauna mondiale siede, imperante,  il Cardellino. Questo splendido indigeno è lo specchio della enigmatica unicità delle splendide colorazioni che lo caratterizzano e della armoniosità del suo canto che suscita da sempre un fascino particolare tra gli allevatori e non solo. Da pochi anni l'allevamento del cardellino ha avuto una certa diffusione anche se in Italia gli allevatori che si dedicano a tale pratica sono ancora , ahimè, troppo pochi! Duole dirlo, ma la causa principale è che la legge 157 / 92 non è stata ancora (8 anni dopo la promulgazione!) recepita da tutte le regioni d'Italia. Io ho avuto la fortuna di vivere a Calitri (AV) una splendida collina in Campania, dove il Cardellino è osannato quasi quanto S. Gennaro e dove tale legge è stata da tempo recepita , cosicché molti allevatori , ed anch'io, hanno ottenuto l'autorizzazione all'allevamento in cattività dei Fringillidi , Emberezidi e Fasianidi.
Nel mio allevamento ospito (ancestrali e in mutazione ): Lucherini, Verdoni, Fringuelli, Cardinalini, Lucherini testa nera , Xantogaster e i Cardellini che sono il mio fiore all'occhiello; quest'anno poi ho acquistato anche la mutazione Satinè che ritengo una delle più belle assieme all'Albino.
Premesso che in cattività il Cardellino necessita di molte attenzioni , l'allevamento risulta abbastanza agevole anche per il neofita se si rispettano poche ma ferree regole.

Ambiente di allevamento
L'ambiente di allevamento ha un'importanza fondamentale ; se manca di qualcosa anche una coppia che in passato ha già riprodotto stenterà e rifarlo. Sia che si utilizzi la gabbia (120 X 50 X 50 ) o la voliera ( 2mX 2m X 2m) la scelta non influisce affatto sul successo riproduttivo.
La cosa estremamente importante è che l'ambiente sia sempre luminoso e particolarmente asciutto, poichè con l'umidità lo sviluppo della coccidiosi diventa esponenziale; sarebbe quindi utile l'uso di un buon deumidificatore. Il locale dove io allevo è molto asciutto , l'umidità non supera mai nei mesi invernali il 45- 50 %; le gabVolierebie e le voliere sono esposte a sud-ovest in modo da essere sempre molto illuminate dai raggi solari. Per quanto riguarda la pulizia delle gabbie, sono solito lavarle almeno due volte l'anno con acqua bollente e candeggina , mentre le grate vengono pulite periodicamente con lo stesso sistema. L'aria è purificata da uno ionizzatore ( non ozonizzatore!) che, emettendo ioni negativi, rende inerti i virus e batteri, nonché riduce la presenza di polveri nell'aria . Mangiatoie e beverini sono in numero doppio rispetto al necessario, cosicché posso pulire quelli sporchi con calma e con cura. Se ci si attiene a queste semplici regole i cardellini arriveranno sicuramente ad Aprile e si potrà pensare alla riproduzione.

La riproduzione
In cattività il Cardellino si riproduce generalmente da fine Aprile ad
Agosto inoltrato. Per ottenere risultati soddisfacenti è importante preparare i riproduttori già da Gennaio abituandoli a mangiare una o due volte a settimana il pastoncino, i semi cotti e l'uovo sodo. A metà Marzo è bene unire i due sessi e formare le coppie stando attenti
ai litigi. Se si tratta di piccole scaramucce non diamogli peso , invece bisognerà dividere il maschio dalla femmina se si tratta di vere e proprie liti furibonde. Basterà separare i due con divisorio in rete metallica e aspettare che inizino ad imbeccarsi attraverso le sbarrette, a quel punto li riunirete e andranno d'accordo. Il nido deve essere sistemato fissandolo bene nell'angolo della gabbia più luminoso e rivestito esternamente con piccoli rametti di pino in modo da
garantire tranquillità e senso di protezione alla femmina in cova. Se non riusciste a trovare i rametti di pino , pezzi dell'albero di Natale andranno più che bene. Per la costruzione del nido uso offrire iuta, cotone idrofilo, fibre di cocco, muschio. Può capitare che durante la riproduzione il maschio sia particolarmente irrequieto e rissoso; in questo caso è bene separarlo dalla femmina a deposizione ultimata, con il divisorio in rete, in maniera che lei continui a vederlo e non abbandoni il nido. Dopo 13 giorni Gruppo di Cardellini. Spicca con le ali aperte una femmina Isabella di incubazione, in genere, avviene la schiusa ; i primi 5 giorni i pullus sono molto vulnerabili ed è bene somministrare alle coppie semi cotti, uovo sodo (almeno 20 min. di cottura). Tali alimenti  vanno cambiati almeno 3 volte al giorno, perché irrancidiscono e fermentano. In genere i primi giorni i pullus ricevono un'imbeccata ogni 50 min. ed è opportuno , specie con femmine del primo anno, accertarsi che imbecchino. Io sono solito far uscire la femmina dal nido due volte al giorni: alle 10:00 e alle 15:00. E' bene non superare le due volte poichè altrimenti la femmina potrebbe impaurirsi e, uscendo dal nido, farebbe cadere i piccoli. Dopo il 7° giorno è tempo di inanellare i piccoli, non dimenticando mai di schermare l'anello con cerotto rosa per evitare che la femmina butti giù dal nido i piccoli. Al 40° giorno i piccoli mangiano da soli e possono essere spostati in gruppi di 6 o 7 in spaziosi gabbioni; è bene evitare sovraffollamento che scatenerebbe fenomeni da stress. 

La muta 
E' questo l'appuntamento più temuto, perché è la fase più critica da superare per i nostri amici alati. Ricordiamoci di tenere il più possibile bassa l'umidità, di pulire spesso le grate delle gabbie, di fornire due volte a settimana un complesso polivitaminico in acqua da bere. L'occhio sia sempre vigile agli arruffamenti: se il ventre risultasse gonfio e arrossato bisognerà subito separare il soggetto colpito e poi capire da cosa sia affetto . Per i problemi di salute dei nostri beniamini è altamente istruttiva la parte del "punto veterinario" di questo sito curata dal Dott. Gino Conzo.

Alimentazione
Penso che molti di voi abbiano letto questo mio articolo aspettando la parte relativa all'alimentazione e sperando di trovare scritta la formula della miscela magica che garantirà salute e lunga vita ai nostri beniamini. Spiacente di deludervi ma , secondo me, la miscela unica e magica non esiste! Né tantomeno esiste processo di estrusione che renda priva di problemi la vita degli uccelli; mi spiace dirlo ma ho provato per più di un anno ad alimentare alcune coppie di varie specie con soli estrusi e la magia non c'e' stata . Secondo il mio umile parere, gli estrusi sono molto ricchi di coloranti e non credo siano tanto salubri. Ma ovviamente è solo il mio parere, fate come credete. Io penso che se i semi sono germinabili problemi non ce ne saranno! Per quanto riguarda la scelta da fare nella formulazione di una miscela di semi bisogna analizzare due fattori:

1) La dimensione delle gabbie e/o voliere. In base ad essa il cardellino e qualsiasi altro pennuto ha un certo metabolismo e quindi un determinato fabbisogno calorico giornaliero.

2) L'altitudine , la longitudine e la latitudine, quindi le condizioni del microclima in cui è sito l'allevamento. Lo stesso volatile manifesta esigenze diverse se tenuto in locali diversi , accudito da diversi allevatori e asseconda che sia alloggiato in Belgio o in Italia , e ancora in Alto Adige o in Sicilia.

Possiamo renderci conto che la formulazione di una miscela bilanciata è cosa estremamente ardua ma non impossibile. Un modo è quello di offrire ai volatili i semi isolati, ossia ciascun seme (es. 25 grammi) in una mangiatoia diversa, potremo così offrire tante mangiatoie per tanti semi : scagliola , niger , lattuga, canapa, lino, cicoria, betulla, gramigna, perilla; potremo analizzare i risultati dopo 3-4 giorni : pesando i semi residui sapremo le percentuali di semi consumati e quindi la % da usare nella miscela giusta per quel microclima. Questa prova dà risultati orientativi, dato che per primi giorni verranno mangiati i semi più appetibili e solo dopo gli altri, ma dopo tre giorni il niger e la perilla saranno finiti ed anche di scagliola ne sarà rimasta poca. Se invece pensate sia troppo complicato fare questa prova potete faCardellino maschio Agatare affidamento su una miriade di formule di miscele che vanno dalla Blattner alla Ideal Carduelidi. Io personalmente uso dare una miscela così composta:35% scagliola, 10% niger, 20% lattuga, 10% perilla, 5% canapa, 10 % lino, 10% cicoria. Mi sembra superfluo consigliare di pretendere all'atto dell'acquisto che tutti i semi siano germinabili!
Credo che coloro i quali hanno un pò di pratica nell'allevamento dei Carduelidi ritengano le cose da me scritte ovvie e scontate . Diciamocelo: i metodi per tirare avanti e al meglio un allevamento sono tanti quasi quanti sono gli allevatori stessi.
In tema di esperienze personali non credo di poter aggiungere altro; a chi volesse ulteriori consigli può scrivermi a : mzampaglione@yahoo.it o telefonare 0339 3708261.
Agli appassionati di Cardellini dico solo di contribuire alla lotta contro
il bracconaggio che la riproduzione in cattività cerca di vincere, in modo
da salvare dall'estinzione l'uccello da noi più amato : " lu Cardill ".

Mario Zampaglione

Bibliografia: "Allevare il cardellino" di Enzo Salera, Italia Ornitologica n° 12 dicembre '98