IL CANTO DEL CARDELLINO
testo dell'Ing. Vincenzo della Vecchia

Un pensiero di Goethe dice: "Se la natura spende da una parte, deve per forza economizzare dall'altra". Ed infatti ,per restare nell'ambito ornitologico, è noto come uccelli dal piumaggio bellissimo abbiano canto sgraziato o banale, e inversamente come altri dalla voce melodiosa si rivelino poi esteticamente assai insignificanti.
Ma fortunatamente,anche se poco frequenti, vi sono delle eccezioni: e così già i romani antichi si affezionarono ad un piccolo uccello, che non solo con il suo grazioso piumaggio multicolore contrastava chiaramente con le grigie ed inospitali infiorescenze di cardo,a cui pure tanto sembrava legato,ma che nelle tiepide giornate di inizio maggio riempiva l'aria con le note melodiose del suo canto dolcissimo. Parliamo, ovviamente, del cardellino: ed è proprio della sua voce,con cui contende all'usignolo il titolo di cantore dei boschi,che ci occupiamo nel presente articolo.

Tra gli uccelli da gabbia, non c'è nessun dubbio che i principali cantori siano i nostri uccelli insieme ai canarini; e un' annosa polemica, che probabilmente non finirà mai, divide gli ornitofili su quale dei due abbia il canto migliore. A favore dei secondi va detto che essi probabilmente hanno canto più vario,robusto e gorgheggiato;però si sa che esso è il risultato di secoli di perfezionamenti apportati dagli allevatori, perché il canto del canarino selvatico è alquanto più rustico ed essenziale. I nostri cardellini non hanno invece goduto di simili servigi, comunque anche se un paragone con i canarini è in ogni caso impari, soprattutto in Italia essi hanno una larga schiera di estimatori affascinati dal loro canto sommesso,che, secondo un'antica leggenda napoletana, è in grado di mutare il destino di chi lo ascolta.
Il canto del cardellino è melodioso, continuo, vario,di non troppa potenza, liquido, e non è esclusivo del maschio, anche se il canto delle femmine è assai più interrotto e monotono. Il maschio che canta afferra saldamente il posatoio con le zampe,e ,a differenza dei canarini, tiene il becco poco aperto; le ali sono in genere aderenti al corpo, possono però mostrarsi cadenti nei momenti di particolare eccitazione sessuale. Quando è in amore, e sporadicamente anche fuori del periodo riproduttivo, il cardellino accompagna le sue vocalizzazioni con la caratteristica danza di corteggiamento,ben nota agli allevatori: una semplice oscillazione del corpo da un lato all'altro, accompagnata da un breve verso. Questa "parata nuziale" è propria, anche se meno insistentemente, anche delle femmine.
Diversamente da quanto accade nel canarino,dove le varie melodie che compongono il canto hanno denominazioni in olandese o in tedesco universalmente riconosciute, nel cardellino i termini per caratterizzare il canto hanno al massimo,per restare all'Italia, valenza regionale; tra queste è la Campania, che particolarmente apprezza la voce di quest'uccelletto, l'unica dove praticamente ad ognuna delle vocalizzazioni del cardellino è stato assegnato un nome preciso. Si tratta più che altro di termini onomatopeici; di seguito è riportato un elenco di quelli principali. E' comunque in corso, da parte di chi scrive,l'elaborazione di un sistema completo di nomenclatura anche per il canto del cardellino(con i relativi errori di esecuzione),dove ai termini onomatopeici o dialettali sono sostituite espressioni più significative in italiano; ciò allo scopo di svincolare il cardellino da quel contesto eccessivamente locale cui è stato legato finora ,almeno per quel che riguarda il canto,e ,sempre per quest'ultimo aspetto, di omologarne lo status a quello del canarino.

Zipè. E' la melodia principale di un cardellino. Nella sua forma canonica consiste nella ripetizione per almeno 4 volte di due sillabe(che appunto si rendono con zi e pe, da una breve interruzione di una frazione di secondo, e da un 'altra ripetizione delle stesse due sillabe qualche semitono più in basso.
Una buona zipè è tanto rara quanto piacevole da ascoltare,e ciò spiega perché essa sia uno dei canti più ricercati. Gli errori consistono nell'esecuzione troppo veloce, nella ripetizione delle sillabe per meno di quattro volte, nella mancata ripetizione nel registro più basso,e infine,come per tutte le altre melodie, nell'esecuzione interrotta.

Ble ble. Questa melodia è particolarmente semplice, ma molto apprezzata in Campania. E' formata dalla duplice ripetizione della stessa sillaba,che appunto può rendersi con ble o anche con ueo, pronunciati seccamente,e con netta e brevissima cesura intermedia.La ble ble compare spesso all'inizio di un fraseggio, sovente preceduta da una vocalizzazione di difficile descrizione chiamata pliò, e non è presente nel canto di ogni cardellino,cosa che ne accresce l'importanza.
Gli errori consistono nella mancata doppia ripetizione della sillaba,che può essere ripetuta per una sola volta o anche per tre;la mancanza completa della ble ble nel canto costituisce difetto.

Ziò. Contrariamente alla precedente, questa vocalizzazione è emessa quasi sempre al termine di un discorso; essa è resa benissimo dal termine scelto per indicarla. Tutti i cardellini la sanno eseguire, ma una buona ziò dev'essere non troppo breve, molto distesa, con pronuncia uniforme e come detto tassativamente messa alla fine della frase. L'errore più frequente consiste nell'esecuzione eccessivamente contratta.
Il complesso di pliò,ble ble,zipè,ziò in quest'ordine, se correttamente eseguito si considera il massimo risultato canoro raggiungibile; ma è estremamente difficile da ottenere, e ciò spiega le quotazioni di mercato a livelli astronomici di uno soggetto dal canto ideale (si veda anche a questo proposito il mio articolo "Napoli e i cardellini",su questo stesso sito).

Rullo. Questa vocalizzazione ricorda non il rullato degli Harzer ma i suoni d'acqua dei canarini Malinois; è però di durata più breve, meno gorgheggiata e variata, e spesso passa inosservata avendo i cardellini la tendenza ad inserirla velocemente nel corpo di un fraseggio. Per cui non si accorda grande importanza al rullo, e non esistono precisazioni riguardo la sua esecuzione ideale,anche perché molti cardellini lo eseguono allo stesso modo.

Zick. E' più che altro un breve suono di richiamo. Se un cardellino è tenuto all'esterno,spesso alcuni soggetti emettono un verso caratteristico, lo zick appunto(il termine è onomatopeico),se un altro uccello,cardellino o no, vola o si ferma nelle sue vicinanze. I soggetti che lo eseguono con frequenza erano dunque utilizzati ,e lo sono purtroppo tuttora in Campania, come richiamo per l'uccellagione dei cardellini con le reti.

Tutti i cardellini, incluse le femmine, emettono poi assai spesso ed in qualunque momento dell'anno un simpatico e sommesso pì,pì,piripì,piripirì che è caratteristico di questa specie e non ha alcun particolare significato. Quando sono spaventati o sorpresi da un evento improvviso, il verso è un uiii uiii assai repentino; e il verso è il medesimo quando qualcosa li incuriosisce, in questo caso spesso accompagnato dal sollevamento delle piume della testa. In contrasto con la dolcezza di tutte le altre emissioni, ma non potrebbe essere diversamente, è l'asprezza del verso di allerta, un crrr crrr a volte accompagnato dal battito d'ali, pronunciato a becco aperto.
Ho già accennato (v. il mio articolo citato prima) alle fasi dell'addestramento canoro cui vengono sottoposti, soprattutto in Campania, i giovani cardellini. Non ripeto qui quanto già detto in quella sede, cui rimando gli interessati; può però essere utile qualche precisazione. Senza dubbio il miglior maestro per i nostri allievi cantori è un altro cardellino;ma il canto dei cardellini è essenzialmente ereditario, e dunque anche così la percentuale dei soggetti che assimilano il canto del maestro in modo soddisfacente rimane molto bassa. In un mio lavoro passato (V.della Vecchia, Il comportamento del cardellino in cattività) rimarcavo che un cardellino non è quasi per nulla influenzato da tutto quanto accade in gabbie anche vicinissime alla sua; riportavo poi la credenza secondo cui gioverebbe ad un maschio destinato all'ibridazione l'assistere (in una gabbia attigua) ad un accoppiamento tra un conspecifico ed una canarina, ma sottolineavo l'eccessiva dipendenza di questa opinione da una considerazione antropizzante del comportamento animale,citando casi numerosi in cui io stesso ho potuto sperimentarne l'insussistenza. Così anche se si impiega un cardellino dal canto pregiato e si separano le gabbie, come fa la quasi totalità degli allevatori,spesso non si ottengono i risultati sperati. Invece,come io suggerivo, se si sceglie un maestro ed un allievo docili e li si mette nella stessa gabbia(sull'opportunità che i soggetti siano docili, si veda il mio articolo sulla paura,sempre su questo sito), in modo che l'allievo possa non solo sentire il maestro ma anche vederlo cantare, spesso l'assimilazione del canto risulta maggiore; la modestia vieta ulteriori commenti
L'inconveniente di questa procedura(ampiamente compensato dai risultati), è che è possibile insegnare solo a pochissimi cardellini per volta:si avrà quindi cura di scegliere quegli allievi che appaiano, per un insieme di motivi su cui non ci si dilunga, più disposti ad imparare.


Vincenzo della Vecchia
fisioterap@inwind.it