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Un pensiero di Goethe dice: "Se la natura spende da
una parte, deve per forza economizzare dall'altra". Ed infatti ,per
restare nell'ambito ornitologico, è noto come uccelli dal piumaggio
bellissimo abbiano canto sgraziato o banale, e inversamente come altri
dalla voce melodiosa si rivelino poi esteticamente assai insignificanti.
Ma fortunatamente,anche se poco frequenti, vi sono delle eccezioni: e
così già i romani antichi si affezionarono ad un piccolo uccello, che
non solo con il suo grazioso piumaggio multicolore contrastava
chiaramente con le grigie ed inospitali infiorescenze di cardo,a cui
pure tanto sembrava legato,ma che nelle tiepide giornate di inizio
maggio riempiva l'aria con le note melodiose del suo canto dolcissimo.
Parliamo, ovviamente, del cardellino: ed è proprio della sua voce,con
cui contende all'usignolo il titolo di cantore dei boschi,che ci
occupiamo nel presente articolo.
Tra gli uccelli da gabbia, non c'è nessun dubbio che i principali
cantori siano i nostri uccelli insieme ai canarini; e un' annosa
polemica, che probabilmente non finirà mai, divide gli ornitofili su
quale dei due abbia il canto migliore. A favore dei secondi va detto che
essi probabilmente hanno canto più vario,robusto e gorgheggiato;però si
sa che esso è il risultato di secoli di perfezionamenti apportati dagli
allevatori, perché il canto del canarino selvatico è alquanto più
rustico ed essenziale. I nostri cardellini non hanno invece goduto di
simili servigi, comunque anche se un paragone con i canarini è in ogni
caso impari, soprattutto in Italia essi hanno una larga schiera di
estimatori affascinati dal loro canto sommesso,che, secondo un'antica
leggenda napoletana, è in grado di mutare il destino di chi lo ascolta.
Il canto del cardellino è melodioso, continuo, vario,di non troppa
potenza, liquido, e non è esclusivo del maschio, anche se il canto delle
femmine è assai più interrotto e monotono. Il maschio che canta afferra
saldamente il posatoio con le zampe,e ,a differenza dei canarini, tiene
il becco poco aperto; le ali sono in genere aderenti al corpo, possono
però mostrarsi cadenti nei momenti di particolare eccitazione sessuale.
Quando è in amore, e sporadicamente anche fuori del periodo
riproduttivo, il cardellino accompagna le sue vocalizzazioni con la
caratteristica danza di corteggiamento,ben nota agli allevatori: una
semplice oscillazione del corpo da un lato all'altro, accompagnata da un
breve verso. Questa "parata nuziale" è propria, anche se meno
insistentemente, anche delle femmine.
Diversamente da quanto accade nel canarino,dove le varie melodie che
compongono il canto hanno denominazioni in olandese o in tedesco
universalmente riconosciute, nel cardellino i termini per caratterizzare
il canto hanno al massimo,per restare all'Italia, valenza regionale; tra
queste è la Campania, che particolarmente apprezza la voce di quest'uccelletto,
l'unica dove praticamente ad ognuna delle vocalizzazioni del cardellino
è stato assegnato un nome preciso. Si tratta più che altro di termini
onomatopeici; di seguito è riportato un elenco di quelli principali. E'
comunque in corso, da parte di chi scrive,l'elaborazione di un sistema
completo di nomenclatura anche per il canto del cardellino(con i
relativi errori di esecuzione),dove ai termini onomatopeici o dialettali
sono sostituite espressioni più significative in italiano; ciò allo
scopo di svincolare il cardellino da quel contesto eccessivamente locale
cui è stato legato finora ,almeno per quel che riguarda il canto,e
,sempre per quest'ultimo aspetto, di omologarne lo status a
quello del canarino.
Zipè. E' la melodia principale di un cardellino. Nella sua forma
canonica consiste nella ripetizione per almeno 4 volte di due
sillabe(che appunto si rendono con zi e pe, da una breve
interruzione di una frazione di secondo, e da un 'altra ripetizione
delle stesse due sillabe qualche semitono più in basso.
Una buona zipè è tanto rara quanto piacevole da ascoltare,e ciò
spiega perché essa sia uno dei canti più ricercati. Gli errori
consistono nell'esecuzione troppo veloce, nella ripetizione delle
sillabe per meno di quattro volte, nella mancata ripetizione nel
registro più basso,e infine,come per tutte le altre melodie,
nell'esecuzione interrotta.
Ble ble. Questa melodia è particolarmente semplice, ma molto
apprezzata in Campania. E' formata dalla duplice ripetizione della
stessa sillaba,che appunto può rendersi con ble o anche con
ueo, pronunciati seccamente,e con netta e brevissima cesura
intermedia.La ble ble compare spesso all'inizio di un fraseggio,
sovente preceduta da una vocalizzazione di difficile descrizione
chiamata pliò, e non è presente nel canto di ogni cardellino,cosa
che ne accresce l'importanza.
Gli errori consistono nella mancata doppia ripetizione della sillaba,che
può essere ripetuta per una sola volta o anche per tre;la mancanza
completa della ble ble nel canto costituisce difetto.
Ziò. Contrariamente alla precedente, questa vocalizzazione è
emessa quasi sempre al termine di un discorso; essa è resa benissimo dal
termine scelto per indicarla. Tutti i cardellini la sanno eseguire, ma
una buona ziò dev'essere non troppo breve, molto distesa, con
pronuncia uniforme e come detto tassativamente messa alla fine della
frase. L'errore più frequente consiste nell'esecuzione eccessivamente
contratta.
Il complesso di pliò,ble ble,zipè,ziò in quest'ordine, se
correttamente eseguito si considera il massimo risultato canoro
raggiungibile; ma è estremamente difficile da ottenere, e ciò spiega le
quotazioni di mercato a livelli astronomici di uno soggetto dal canto
ideale (si veda anche a questo proposito il mio articolo "Napoli e i
cardellini",su questo stesso sito).
Rullo. Questa vocalizzazione ricorda non il rullato degli Harzer
ma i suoni d'acqua dei canarini Malinois; è però di durata più breve,
meno gorgheggiata e variata, e spesso passa inosservata avendo i
cardellini la tendenza ad inserirla velocemente nel corpo di un
fraseggio. Per cui non si accorda grande importanza al rullo, e non
esistono precisazioni riguardo la sua esecuzione ideale,anche perché
molti cardellini lo eseguono allo stesso modo.
Zick. E' più che altro un breve suono di richiamo. Se un
cardellino è tenuto all'esterno,spesso alcuni soggetti emettono un verso
caratteristico, lo zick appunto(il termine è onomatopeico),se un
altro uccello,cardellino o no, vola o si ferma nelle sue vicinanze. I
soggetti che lo eseguono con frequenza erano dunque utilizzati ,e lo
sono purtroppo tuttora in Campania, come richiamo per l'uccellagione dei
cardellini con le reti.
Tutti i cardellini, incluse le femmine, emettono poi assai spesso ed in
qualunque momento dell'anno un simpatico e sommesso pì,pì,piripì,piripirì
che è caratteristico di questa specie e non ha alcun particolare
significato. Quando sono spaventati o sorpresi da un evento improvviso,
il verso è un uiii uiii assai repentino; e il verso è il medesimo
quando qualcosa li incuriosisce, in questo caso spesso accompagnato dal
sollevamento delle piume della testa. In contrasto con la dolcezza di
tutte le altre emissioni, ma non potrebbe essere diversamente, è
l'asprezza del verso di allerta, un crrr crrr a volte
accompagnato dal battito d'ali, pronunciato a becco aperto.
Ho già accennato (v. il mio articolo citato prima) alle fasi
dell'addestramento canoro cui vengono sottoposti, soprattutto in
Campania, i giovani cardellini. Non ripeto qui quanto già detto in
quella sede, cui rimando gli interessati; può però essere utile qualche
precisazione. Senza dubbio il miglior maestro per i nostri allievi
cantori è un altro cardellino;ma il canto dei cardellini è
essenzialmente ereditario, e dunque anche così la percentuale dei
soggetti che assimilano il canto del maestro in modo soddisfacente
rimane molto bassa. In un mio lavoro passato (V.della Vecchia, Il
comportamento del cardellino in cattività) rimarcavo che un
cardellino non è quasi per nulla influenzato da tutto quanto accade in
gabbie anche vicinissime alla sua; riportavo poi la credenza secondo cui
gioverebbe ad un maschio destinato all'ibridazione l'assistere (in una
gabbia attigua) ad un accoppiamento tra un conspecifico ed una canarina,
ma sottolineavo l'eccessiva dipendenza di questa opinione da una
considerazione antropizzante del comportamento animale,citando casi
numerosi in cui io stesso ho potuto sperimentarne l'insussistenza. Così
anche se si impiega un cardellino dal canto pregiato e si separano le
gabbie, come fa la quasi totalità degli allevatori,spesso non si
ottengono i risultati sperati. Invece,come io suggerivo, se si sceglie
un maestro ed un allievo docili e li si mette nella stessa
gabbia(sull'opportunità che i soggetti siano docili, si veda il mio
articolo sulla paura,sempre su questo sito), in modo che l'allievo possa
non solo sentire il maestro ma anche vederlo cantare, spesso
l'assimilazione del canto risulta maggiore; la modestia vieta ulteriori
commenti
L'inconveniente di questa procedura(ampiamente compensato dai
risultati), è che è possibile insegnare solo a pochissimi cardellini per
volta:si avrà quindi cura di scegliere quegli allievi che appaiano, per
un insieme di motivi su cui non ci si dilunga, più disposti ad imparare.
Vincenzo della Vecchia
fisioterap@inwind.it
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