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Nell'articolo a mia firma "I cardellini e
l'istinto della paura",su questo stesso sito, sono stati esposti
brevemente i principi di una teoria secondo cui, in cattività,la grande
maggioranza dei comportamenti dei cardellini sono connessi,o meglio
riconducibili, all'istinto della paura;dunque praticamente ogni aspetto
dell'allevamento dovrebbe poter essere posto in rapporto di causazione
con quella teoria. Data però la natura sostanzialmente teorica
dell'argomento tali implicazioni non sono state sviluppate ma solo ,al
più, accennate;è invece obiettivo del presente articolo dare una
trattazione esauriente dell'ibridazione tra cardellino e canarino alla
luce dei risultati della teoria della paura,che anche in questo caso ha
dimostrato di essere una buona teoria perché spiega i fatti osservati
e,in parte,consente anche di prevederli. In linea con il tema trattato
il tono è qui più sciolto e colloquiale; si consiglia comunque
caldamente un'attenta lettura dell'articolo sopraccitato,di cui questo
costituisce una naturale continuazione.
***
L'ibrido Carduelis carduelis x Serinus canarius, e cioè in parole
povere tra il nostro uccello e il canarino,rappresenta il più comune
risultato riproduttivo nell'allevamento del cardellino. Ottenere un
incardellato,come comunemente si chiamano gli ibridi,non è tuttavia
cosa semplice;vi sono allevatori che da anni cercano disperatamente di
ottenere l'ambito volatile senza riuscirci,e che di buon grado
venderebbero la nonna per qualche uovo fecondato in più. Crediamo con
questo pezzo di far cosa gradita a questi ultimi,soprattutto campani, in
quanto sia i cardellini che gli incardellati sono lì assai apprezzati: è
documentato il caso di un allevatore di Arzano (Na) che non esitò a
barattare un suino con un incardellato! (ma sul legame tra Napoli e i
cardellini ho intenzione di tornare in un futuro articolo).
Ma entriamo nell'argomento,e supponiamo di aver a che fare con soggetti
di cattura. Per quanto detto nel mio precedente articolo devono essere
scartati per l'ibridazione(ma anche per tutti gli altri scopi,secondo
noi)i cardellini presi già adulti;così ci rivolgiamo solo a dei novelli
di pochi mesi ,e ciò perché essendo assai più difficile aver successo
con questi che con quelli nati in gabbia,le indicazioni date per loro
saranno praticamente valide sempre.
Adesso viene una delle fasi più delicate,la scelta del cardellino:e la
riuscita dell'ibridazione,credetemi,si costruisce già da qui. Tutto
quello che dobbiamo fare è tenere presente i principi esposti
nell'articolo sulla paura,che possiamo riassumere così:occorre scegliere
un cardellino il più docile possibile. Molti allevatori,anche di
discreta esperienza,sostengono che tutti i cardellini freschi
acchiappati sono uguali e svolazzano spaventati allo stesso modo,per cui
il tempo impiegato a scegliere in base ad un criterio che non sia quello
della bellezza è sprecato. Sbagliato:tutti quanti hanno paura,è vero,ma
non tutti allo stesso modo;vi sono tra loro delle piccole differenze che
non devono sfuggirci se non vogliamo affidare il nostro successo al caso
o alla fortuna.
E' chiaro che i soggetti con la fronte visibilmente ferita e/o
sanguinante non vanno presi in considerazione, perché il loro stato
dimostra che non hanno preso per niente bene il fatto di essere
rinchiusi in una gabbia, ed è talmente grande la paura ed il desiderio
di fuggire che nemmeno il dolore li fa desistere dal proiettarsi contro
le sbarre.
Non fatevi ingannare dai soggetti troppo statici. Non esiste che un
piccolo cardellino appena catturato non svolazzi per la gabbia:può
fermarsi un attimo per far fuori un seme o per bere,ma se sta troppo
fermo ciò può essere anzi dovuto a grande paura,che lo paralizza
terrorizzato,o a qualche sorta di indisposizione. Allo stesso modo i
cardellini sonnolenti,con o senza occhi completamente chiusi,e quelli
col piumaggio gonfio,vanno scartati perché di sicuro non reggeranno la
cattività. Se ne avete la possibilità,comprateli e liberateli
subito(esatto,avete capito bene,io stesso l'ho fatto più volte,e la
gioia nel vederli di nuovo liberi mi ha sempre fatto dimenticare i soldi
spesi).
Uno degli elementi diagnostici più importanti è la coda. Io ripeto
spesso ai miei amici:"Il cardellino docile lo vedi dalla coda". Infatti
le timoniere sono tra le prime penne a rovinarsi perché il soggetto
timido tipicamente fa due cose:si posa sul fondo gabbia, perché in
questo modo,a causa della cassetta che quasi tutte le gabbie hanno, non
vede le persone, e si sente più sicuro;ma non potrà evitare che la coda
si danneggi contro le sbarre del fondo. In secondo luogo,quando si
appende alle pareti,tende a ruotare la coda facendola oltrepassare le
sbarre:questo perchè ,preso dalla paura,non discrimina tra le sbarre
orizzontali e quelle verticali.Se si appende alle
prime,necessariamente,distando esse tra loro molto di più che le
verticali,con tutte le quattro dita dovrà afferrare solo una sbarra,ma
la presa non sarà stabile e sarà costretto a spostare la coda in avanti
per contrastare la rotazione. Risultato:timoniere 'stroppiate' in pochi
giorni.
Tutt'altra musica con il cardellino docile,che invece ha sperimentato
che sulle sbarre verticali la presa è migliore, perché distando esse
circa un centimetro,lui ne afferra una con le prime tre dita,e l'altra
col pollice,la presa sarà bella tosta e gli consentirà di portare la
coda parallela alle pareti.
Se queste considerazioni sulle sbarre vi sembrano troppo
sofistiche,osservate meglio i vostri uccelletti,e sono sicuro che vi
accorgerete come sorprendentemente sono vere.
A parte lo stato fisico del soggetto,che esamineremo con scrupolosità da
maniaci secondo i suggerimenti appena dati,chiaramente va osservato
anche il comportamento in generale. Oltre il modo di appendersi alle
sbarre(che comunque non è rilevabile se i novelli si trovano nel
ricevitore)vi sono dei gesti di per sé sempre positivi,come lisciarsi il
piumaggio,piluccare un seme,emettere qualche nota;questo perché più il
cardellino è pauroso e più penserà solo a scappare,cioè lo vedremo
praticamente solo agitarsi nella gabbia. Un conspecifico più docile
invece ogni tanto penserà a 'guardarsi intorno'.
Due cose per concludere riguardo lo spinoso argomento della scelta del
cardellino. La prima è che tutte le indicazioni date non hanno valore
singolarmente,ma nel complesso:non fatevi prendere dalla fretta,quando
avete puntato un cardellino osservatelo per bene ,anche un quarto
d'ora;probabilmente l'uccellaio ritenendo che gli spaventiate i
cardellini inizierà a lanciarvi occhiate torve,ma non fateci caso,è una
fase troppo delicata per poter operare con leggerezza!
La seconda discende direttamente dal §1 del mio articolo sulla paura:più
un cardellino è catturato giovane,prima e meglio si abituerà alla
gabbia. Perciò se potete preferite soggetti nati in gabbia(che sono
ideali per tutto tranne che per le vostre finanze),e se non potete
acquistate soggetti catturati quando hanno ancora la testa completamente
grigia;secondo la mia esperienza,potendo scegliere sono perciò da
evitare i cosidetti scazzatielli (a Napoli scazzato
vuol dire macchiato),cioè i cardellini con la testa parzialmente
mutata(un po' di nero
sul vertice e un accenno di mascherina),non perché siano di per sé
peggiori dei primi,ma solo perché sono necessariamente rimasti in
libertà per più tempo.
Così abbiamo scelto uno o più maschi,a cui affidiamo le nostre speranze
per l'anno venturo. Tutto quanto acquisito nella prima fase della
vita,immagini,abitudini,suoni eccetera,si stampa indelebilmente nella
memoria dei piccoli cardellini, e in certa misura ne condiziona anche le
azioni future:ecco perché il giovane cardellino va messo,appena
acquistato,e cioè ad agosto-settembre,insieme alla canarina con cui
progettiamo di farlo accoppiare. Essendo rimasto per pochissimo tempo
insieme ai fratelli e ai genitori,si dimenticherà presto di loro,mentre
socializzerà sempre più con la sua nuova compagna. Non è infrequente
vedere cardellini che imitano il 'canto' della canarina,e che di
notte(facendo sciogliere in lacrime l'allevatore per la gioia)dormono
teneramente con lei,sullo stesso posatoio,piuma contro piuma,a
testimoniare il legame che si è stabilito. Tutto questo può succedere
se, sottolineiamolo di nuovo, si è scelto per bene il maschio:in caso
contrario,si profileranno dinanzi ai nostri occhi scene assai più
prosaiche,come il maschio che litigherà di continuo con la canarina e
preferirà farsi spennare piuttosto che accoppiarsi con lei. Va notato
qui una volta per tutte che nell'ibridazione il maschio è sempre il
cardellino,e di conseguenza la femmina sempre la canarina, perché queste
ultime,essendo più docili per natura e nate per di più in gabbia,covano
spesso le uova senza abbandonarle e nutrono i propri figli,diversamente
dalle cardelline che invece spesso disertano le uova e la nidiata. Per
una interpretazione di questo comportamento rimando al §3 del mio
articolo che,ormai lo si sarà capito,andrebbe letto come introduzione a
questo qui.
Chiusa la parentesi,torniamo ai nostri due uccelletti. Intanto è da
rimarcare,come io spesso ripeto,che per fare un incardellato ci vogliono
due uccelli:insomma anche per scegliere la femmina ci vuole una certa
cura,i criteri sono naturalmente sempre quelli,anche se osservati più
blandamente. Altrimenti,sarà lei a non tollerare il maschio e a litigare
con lui,con la differenza che mentre è normale vedere un cardellino
,anche docile,usare ogni tanto le maniere forti con la compagna (un po'
perché è un cardellino e un po' perché è di cattura)il caso opposto fa
davvero venire il magone. Dunque la docilità è anche per la femmina
l'unico parametro da valutare con attenzione;è però importante che la
canarina non sia troppo vecchia,e che soprattutto non si sia già
accoppiata con un canarino, perché altrimenti del nostro cardellino non
ne vorrà sapere. L'ideale è un soggetto vergine di 1-2 anni.
Sorvolando sui tristi scenari di poco fa,supponiamo che le cose vadano
per il meglio:pur con qualche piccolo battibecco, eccoci arrivati in
primavera,il cardellino ormai da un pezzo ha il piumaggio da adulto,ed
anche il canto si è ormai definito. Però mentre nel cardellino l'istinto
della riproduzione sorge in maggio,il periodo degli amori inizia prima
nella canarina,che già a marzo tende a nidificare. Si crea così uno
sfasamento ,che dobbiamo in qualche modo colmare. Occorre ritardare il
più possibile la costruzione del nido da parte della femmina,evitando
fin quando è possibile di fornirle il nido e il materiale da
imbottitura;trascorrerà così anche un mese dall'entrata in amore della
canarina. Se il maschio non è ancora pronto,com'è probabile se i due
sono tenuti all'esterno,allora si lascia che la femmina costruisca il
nido e covi le uova(infeconde,naturalmente) il maggior tempo
possibile,in pratica si aspetta finche non abbandona spontaneamente le
uova:questo può succedere anche dopo 19 o 20 giorni. Se a questa data
siamo ancora lontani dall'inizio di maggio,si può ripetere tutta
l'operazione un'altra volta,ma solo se strettamente indispensabile,
perché le covate a vuoto per la nostra piccola sono faticose quanto e
più delle altre,e se troppo numerose possono causare anche l'insorgere
di patologie asmatiche.
Eccoci così ai primi di maggio, periodo in cui il nostro razzatore
dovrebbe essere pronto. Sono stati messi a punto numerosi 'metodi' per
scoprire quando il cardellino è in amore,tutti hanno del vero ma nessuno
è infallibile. La macchia nera alla punta del becco,si
dice,scompare;vero,ma a volte lo fa un po' prima o un po' dopo;qualcun
altro dice che le feci diventano meno liquide e più consistenti:ma è
difficile rilevare la differenza, se differenza c'è. L'unico modo valido
a mio avviso è osservare il comportamento del maschio:canta ,nella
grande maggioranza dei casi, dalla mattina alla sera,e le oscillazioni
di corteggiamento sono sempre più frequenti. A proposito di queste
ultime,è essenziale notare dove guarda il cardellino mentre compie la
sua 'danza': se guarda verso di voi o davanti a sé,non ci fate caso,se
però punta la canarina è un ottimo segno,ed è il suo modo per
comunicarle che vuole accoppiarsi con lei.
Siamo già a buon punto,ma ulteriori ostacoli si frappongono tra
l'allevatore e gli incardellati. Infatti una cardellina, essendo una
conspecifica, capisce sempre il significato del gesto del maschio:se è
pronta anche lei ed ha ultimato il nido,compie anch'essa il medesimo
movimento,e si dispone in posizione invitante per invogliare il maschio
ad accoppiarsi. Invece, per nostra sfortuna,il richiamo sessuale delle
canarine non assomiglia nemmeno un pelino a quello del cardellino,
perché non contempla nessun comportamento particolare,e consiste solo in
un sommesso ma ripetuto pipipipi. Premesso questo,i casi
possibili sono due:o è il maschio che dimostra di volersi accoppiare,o è
la femmina che lo invita alla copula col suo richiamo. Il primo caso è
(purtroppo)poco frequente,ma la canarina comunque,forse a causa
dell'atteggiamento peculiare del compagno che improvvisamente si porta
accanto a lei cantando fortemente e oscillando,istintivamente comprende
le sue intenzioni e (se è pronta e ha costruito il nido)vi si
accoppia;se invece è lei a chiamarlo, spessissimo (sigh...) il
cardellino per quanto detto prima, non se ne dà per inteso e non succede
proprio nulla.
Ma figurarsi se l'agguerrito allevatore,dopo mesi e mesi di paziente
attesa,può arrendersi proprio adesso. Così ad inizio maggio si può
separare il cardellino dalla compagna e metterlo in una gabbietta da
solo,dove canterà come un ossesso tutto il giorno:però si dovrà
metterlo(poveretto)nelle adiacenze della gabbia della femmina, cosicché
possa vederla. A quest'ultima,dopo aver atteso un paio di settimane(o
anche qualcosa in più,in modo da 'cucinare' per bene il maschio)si
fornisce il nido e i fili di iuta cosicché essa completi il nido stesso
dopo qualche giorno. A questo punto il nostro cardellino,che è rimasto
per un pezzo da solo,in amore e con la femmina a un palmo di naso da
lui,sarà pronto per essere messo nella gabbia con la compagna,la quale
probabilmente appena lo vedrà inizierà a chiamarlo;il maschio,dopo il
lungo periodo di astinenza risponderà con la sua danza di corteggiamento
, dopodiché seguirà il tanto sospirato accoppiamento.In caso contrario
si possono separare i due uccelletti per poi rimetterli insieme ancora
un paio di volte,assolutamente non di più per non stressarli troppo,e se
ancora si arriva ad un nulla di fatto,forse sarebbe il caso di pensare
che si è sbagliata la scelta del cardellino!
A rigore,non è strettamente necessario separare i riproduttori;si evita
di farlo a colpo sicuro se il soggetto è particolarmente docile di
natura,ma anche per gli altri,dopo il primo accoppiamento,le cose
saranno assai più facili per l'allevatore che non dovrà più separare i
due uccelletti.
Per concludere ,qualche considerazione sul piumaggio degli ibridi. E'
chiaro che la razza della femmina, ininfluente per tutto il resto, a
questo riguardo è importante,com'è chiaro che essendo le razze del
canarino assai numerose,potranno ottenersi incardellati dal piumaggio il
più vario. Esiste una regola,non infallibile ma spesso esatta,la quale
dice che nell'ibridazione i figli ereditano sempre di più dal padre:così
in molti incardellati sarà presente una mascherina rossa od arancione
sulla faccia,e ci sarà anche un accenno di barratura sulle ali,che
saranno spesso nere o nerastre. Inversamente elementi fenotipicamente
meno rilevanti come il becco e la forma della testa saranno ereditati
dalla madre.
Vincenzo della Vecchia
fisioterap@inwind.it
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