L'IBRIDAZIONE CON IL CANARINO
testo dell'Ing. Vincenzo della Vecchia

Nell'articolo a mia firma "I cardellini e l'istinto della paura",su questo stesso sito, sono stati esposti brevemente i principi di una teoria secondo cui, in cattività,la grande maggioranza dei comportamenti dei cardellini sono connessi,o meglio riconducibili, all'istinto della paura;dunque praticamente ogni aspetto dell'allevamento dovrebbe poter essere posto in rapporto di causazione con quella teoria. Data però la natura sostanzialmente teorica dell'argomento tali implicazioni non sono state sviluppate ma solo ,al più, accennate;è invece obiettivo del presente articolo dare una trattazione esauriente dell'ibridazione tra cardellino e canarino alla luce dei risultati della teoria della paura,che anche in questo caso ha dimostrato di essere una buona teoria perché spiega i fatti osservati e,in parte,consente anche di prevederli. In linea con il tema trattato il tono è qui più sciolto e colloquiale; si consiglia comunque caldamente un'attenta lettura dell'articolo sopraccitato,di cui questo costituisce una naturale continuazione.


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L'ibrido Carduelis carduelis x Serinus canarius, e cioè in parole povere tra il nostro uccello e il canarino,rappresenta il più comune risultato riproduttivo nell'allevamento del cardellino. Ottenere un incardellato,come comunemente si chiamano gli ibridi,non è tuttavia cosa semplice;vi sono allevatori che da anni cercano disperatamente di ottenere l'ambito volatile senza riuscirci,e che di buon grado venderebbero la nonna per qualche uovo fecondato in più. Crediamo con questo pezzo di far cosa gradita a questi ultimi,soprattutto campani, in quanto sia i cardellini che gli incardellati sono lì assai apprezzati: è documentato il caso di un allevatore di Arzano (Na) che non esitò a barattare un suino con un incardellato! (ma sul legame tra Napoli e i cardellini ho intenzione di tornare in un futuro articolo).
Ma entriamo nell'argomento,e supponiamo di aver a che fare con soggetti di cattura. Per quanto detto nel mio precedente articolo devono essere scartati per l'ibridazione(ma anche per tutti gli altri scopi,secondo noi)i cardellini presi già adulti;così ci rivolgiamo solo a dei novelli di pochi mesi ,e ciò perché essendo assai più difficile aver successo con questi che con quelli nati in gabbia,le indicazioni date per loro saranno praticamente valide sempre.
Adesso viene una delle fasi più delicate,la scelta del cardellino:e la riuscita dell'ibridazione,credetemi,si costruisce già da qui. Tutto quello che dobbiamo fare è tenere presente i principi esposti nell'articolo sulla paura,che possiamo riassumere così:occorre scegliere un cardellino il più docile possibile. Molti allevatori,anche di discreta esperienza,sostengono che tutti i cardellini freschi acchiappati sono uguali e svolazzano spaventati allo stesso modo,per cui il tempo impiegato a scegliere in base ad un criterio che non sia quello della bellezza è sprecato. Sbagliato:tutti quanti hanno paura,è vero,ma non tutti allo stesso modo;vi sono tra loro delle piccole differenze che non devono sfuggirci se non vogliamo affidare il nostro successo al caso o alla fortuna.
E' chiaro che i soggetti con la fronte visibilmente ferita e/o sanguinante non vanno presi in considerazione, perché il loro stato dimostra che non hanno preso per niente bene il fatto di essere rinchiusi in una gabbia, ed è talmente grande la paura ed il desiderio di fuggire che nemmeno il dolore li fa desistere dal proiettarsi contro le sbarre.
Non fatevi ingannare dai soggetti troppo statici. Non esiste che un piccolo cardellino appena catturato non svolazzi per la gabbia:può fermarsi un attimo per far fuori un seme o per bere,ma se sta troppo fermo ciò può essere anzi dovuto a grande paura,che lo paralizza terrorizzato,o a qualche sorta di indisposizione. Allo stesso modo i cardellini sonnolenti,con o senza occhi completamente chiusi,e quelli col piumaggio gonfio,vanno scartati perché di sicuro non reggeranno la cattività. Se ne avete la possibilità,comprateli e liberateli subito(esatto,avete capito bene,io stesso l'ho fatto più volte,e la gioia nel vederli di nuovo liberi mi ha sempre fatto dimenticare i soldi spesi).
Uno degli elementi diagnostici più importanti è la coda. Io ripeto spesso ai miei amici:"Il cardellino docile lo vedi dalla coda". Infatti le timoniere sono tra le prime penne a rovinarsi perché il soggetto timido tipicamente fa due cose:si posa sul fondo gabbia, perché in questo modo,a causa della cassetta che quasi tutte le gabbie hanno, non vede le persone, e si sente più sicuro;ma non potrà evitare che la coda si danneggi contro le sbarre del fondo. In secondo luogo,quando si appende alle pareti,tende a ruotare la coda facendola oltrepassare le sbarre:questo perchè ,preso dalla paura,non discrimina tra le sbarre orizzontali e quelle verticali.Se si appende alle prime,necessariamente,distando esse tra loro molto di più che le verticali,con tutte le quattro dita dovrà afferrare solo una sbarra,ma la presa non sarà stabile e sarà costretto a spostare la coda in avanti per contrastare la rotazione. Risultato:timoniere 'stroppiate' in pochi giorni.
Tutt'altra musica con il cardellino docile,che invece ha sperimentato che sulle sbarre verticali la presa è migliore, perché distando esse circa un centimetro,lui ne afferra una con le prime tre dita,e l'altra col pollice,la presa sarà bella tosta e gli consentirà di portare la coda parallela alle pareti.
Se queste considerazioni sulle sbarre vi sembrano troppo sofistiche,osservate meglio i vostri uccelletti,e sono sicuro che vi accorgerete come sorprendentemente sono vere.
A parte lo stato fisico del soggetto,che esamineremo con scrupolosità da maniaci secondo i suggerimenti appena dati,chiaramente va osservato anche il comportamento in generale. Oltre il modo di appendersi alle sbarre(che comunque non è rilevabile se i novelli si trovano nel ricevitore)vi sono dei gesti di per sé sempre positivi,come lisciarsi il piumaggio,piluccare un seme,emettere qualche nota;questo perché più il cardellino è pauroso e più penserà solo a scappare,cioè lo vedremo praticamente solo agitarsi nella gabbia. Un conspecifico più docile invece ogni tanto penserà a 'guardarsi intorno'.
Due cose per concludere riguardo lo spinoso argomento della scelta del cardellino. La prima è che tutte le indicazioni date non hanno valore singolarmente,ma nel complesso:non fatevi prendere dalla fretta,quando avete puntato un cardellino osservatelo per bene ,anche un quarto d'ora;probabilmente l'uccellaio ritenendo che gli spaventiate i cardellini inizierà a lanciarvi occhiate torve,ma non fateci caso,è una fase troppo delicata per poter operare con leggerezza!
La seconda discende direttamente dal §1 del mio articolo sulla paura:più un cardellino è catturato giovane,prima e meglio si abituerà alla gabbia. Perciò se potete preferite soggetti nati in gabbia(che sono ideali per tutto tranne che per le vostre finanze),e se non potete acquistate soggetti catturati quando hanno ancora la testa completamente grigia;secondo la mia esperienza,potendo scegliere sono perciò da evitare i cosidetti scazzatielli (a Napoli  scazzato vuol dire macchiato),cioè i cardellini con la testa parzialmente mutata(un po' di nero
sul vertice e un accenno di mascherina),non perché siano di per sé peggiori dei primi,ma solo perché sono necessariamente rimasti in libertà per più tempo.
Così abbiamo scelto uno o più maschi,a cui affidiamo le nostre speranze per l'anno venturo. Tutto quanto acquisito nella prima fase della vita,immagini,abitudini,suoni eccetera,si stampa indelebilmente nella memoria dei piccoli cardellini, e in certa misura ne condiziona anche le azioni future:ecco perché il giovane cardellino va messo,appena acquistato,e cioè ad agosto-settembre,insieme alla canarina con cui progettiamo di farlo accoppiare. Essendo rimasto per pochissimo tempo insieme ai fratelli e ai genitori,si dimenticherà presto di loro,mentre socializzerà sempre più con la sua nuova compagna. Non è infrequente vedere cardellini che imitano il 'canto' della canarina,e che di notte(facendo sciogliere in lacrime l'allevatore per la gioia)dormono teneramente con lei,sullo stesso posatoio,piuma contro piuma,a testimoniare il legame che si è stabilito. Tutto questo può succedere se, sottolineiamolo di nuovo, si è scelto per bene il maschio:in caso contrario,si profileranno dinanzi ai nostri occhi scene assai più prosaiche,come il maschio che litigherà di continuo con la canarina e preferirà farsi spennare piuttosto che accoppiarsi con lei. Va notato qui una volta per tutte che nell'ibridazione il maschio è sempre il cardellino,e di conseguenza la femmina sempre la canarina, perché queste ultime,essendo più docili per natura e nate per di più in gabbia,covano spesso le uova senza abbandonarle e nutrono i propri figli,diversamente dalle cardelline che invece spesso disertano le uova e la nidiata. Per una interpretazione di questo comportamento rimando al §3 del mio articolo che,ormai lo si sarà capito,andrebbe letto come introduzione a questo qui.
Chiusa la parentesi,torniamo ai nostri due uccelletti. Intanto è da rimarcare,come io spesso ripeto,che per fare un incardellato ci vogliono due uccelli:insomma anche per scegliere la femmina ci vuole una certa cura,i criteri sono naturalmente sempre quelli,anche se osservati più blandamente. Altrimenti,sarà lei a non tollerare il maschio e a litigare con lui,con la differenza che mentre è normale vedere un cardellino ,anche docile,usare ogni tanto le maniere forti con la compagna (un po' perché è un cardellino e un po' perché è di cattura)il caso opposto fa davvero venire il magone. Dunque la docilità è anche per la femmina l'unico parametro da valutare con attenzione;è però importante che la canarina non sia troppo vecchia,e che soprattutto non si sia già accoppiata con un canarino, perché altrimenti del nostro cardellino non ne vorrà sapere. L'ideale è un soggetto vergine di 1-2 anni.
Sorvolando sui tristi scenari di poco fa,supponiamo che le cose vadano per il meglio:pur con qualche piccolo battibecco, eccoci arrivati in primavera,il cardellino ormai da un pezzo ha il piumaggio da adulto,ed anche il canto si è ormai definito. Però mentre nel cardellino l'istinto della riproduzione sorge in maggio,il periodo degli amori inizia prima nella canarina,che già a marzo tende a nidificare. Si crea così uno sfasamento ,che dobbiamo in qualche modo colmare. Occorre ritardare il più possibile la costruzione del nido da parte della femmina,evitando fin quando è possibile di fornirle il nido e il materiale da imbottitura;trascorrerà così anche un mese dall'entrata in amore della canarina. Se il maschio non è ancora pronto,com'è probabile se i due sono tenuti all'esterno,allora si lascia che la femmina costruisca il nido e covi le uova(infeconde,naturalmente) il maggior tempo possibile,in pratica si aspetta finche non abbandona spontaneamente le uova:questo può succedere anche dopo 19 o 20 giorni. Se a questa data siamo ancora lontani dall'inizio di maggio,si può ripetere tutta l'operazione un'altra volta,ma solo se strettamente indispensabile, perché le covate a vuoto per la nostra piccola sono faticose quanto e più delle altre,e se troppo numerose possono causare anche l'insorgere di patologie asmatiche.
Eccoci così ai primi di maggio, periodo in cui il nostro razzatore dovrebbe essere pronto. Sono stati messi a punto numerosi 'metodi' per scoprire quando il cardellino è in amore,tutti hanno del vero ma nessuno è infallibile. La macchia nera alla punta del becco,si dice,scompare;vero,ma a volte lo fa un po' prima o un po' dopo;qualcun altro dice che le feci diventano meno liquide e più consistenti:ma è difficile rilevare la differenza, se differenza c'è. L'unico modo valido a mio avviso è osservare il comportamento del maschio:canta ,nella grande maggioranza dei casi, dalla mattina alla sera,e le oscillazioni di corteggiamento sono sempre più frequenti. A proposito di queste ultime,è essenziale notare dove guarda il cardellino mentre compie la sua 'danza': se guarda verso di voi o davanti a sé,non ci fate caso,se però punta la canarina è un ottimo segno,ed è il suo modo per comunicarle che vuole accoppiarsi con lei.
Siamo già a buon punto,ma ulteriori ostacoli si frappongono tra l'allevatore e gli incardellati. Infatti una cardellina, essendo una conspecifica, capisce sempre il significato del gesto del maschio:se è pronta anche lei ed ha ultimato il nido,compie anch'essa il medesimo movimento,e si dispone in posizione invitante per invogliare il maschio ad accoppiarsi. Invece, per nostra sfortuna,il richiamo sessuale delle canarine non assomiglia nemmeno un pelino a quello del cardellino, perché non contempla nessun comportamento particolare,e consiste solo in un sommesso ma ripetuto pipipipi. Premesso questo,i casi possibili sono due:o è il maschio che dimostra di volersi accoppiare,o è la femmina che lo invita alla copula col suo richiamo. Il primo caso è (purtroppo)poco frequente,ma la canarina comunque,forse a causa dell'atteggiamento peculiare del compagno che improvvisamente si porta accanto a lei cantando fortemente e oscillando,istintivamente comprende le sue intenzioni e (se è pronta e ha costruito il nido)vi si accoppia;se invece è lei a chiamarlo, spessissimo (sigh...) il cardellino per quanto detto prima, non se ne dà per inteso e non succede proprio nulla.
Ma figurarsi se l'agguerrito allevatore,dopo mesi e mesi di paziente attesa,può arrendersi proprio adesso. Così ad inizio maggio si può separare il cardellino dalla compagna e metterlo in una gabbietta da solo,dove canterà come un ossesso tutto il giorno:però si dovrà metterlo(poveretto)nelle adiacenze della gabbia della femmina, cosicché possa vederla. A quest'ultima,dopo aver atteso un paio di settimane(o anche qualcosa in più,in modo da 'cucinare' per bene il maschio)si fornisce il nido e i fili di iuta cosicché essa completi il nido stesso dopo qualche giorno. A questo punto il nostro cardellino,che è rimasto per un pezzo da solo,in amore e con la femmina a un palmo di naso da lui,sarà pronto per essere messo nella gabbia con la compagna,la quale probabilmente appena lo vedrà inizierà a chiamarlo;il maschio,dopo il lungo periodo di astinenza risponderà con la sua danza di corteggiamento , dopodiché seguirà il tanto sospirato accoppiamento.In caso contrario si possono separare i due uccelletti per poi rimetterli insieme ancora un paio di volte,assolutamente non di più per non stressarli troppo,e se ancora si arriva ad un nulla di fatto,forse sarebbe il caso di pensare che si è sbagliata la scelta del cardellino!
A rigore,non è strettamente necessario separare i riproduttori;si evita di farlo a colpo sicuro se il soggetto è particolarmente docile di natura,ma anche per gli altri,dopo il primo accoppiamento,le cose saranno assai più facili per l'allevatore che non dovrà più separare i due uccelletti.
Per concludere ,qualche considerazione sul piumaggio degli ibridi. E' chiaro che la razza della femmina, ininfluente per tutto il resto, a questo riguardo è importante,com'è chiaro che essendo le razze del canarino assai numerose,potranno ottenersi incardellati dal piumaggio il più vario. Esiste una regola,non infallibile ma spesso esatta,la quale dice che nell'ibridazione i figli ereditano sempre di più dal padre:così in molti incardellati sarà presente una mascherina rossa od arancione sulla faccia,e ci sarà anche un accenno di barratura sulle ali,che saranno spesso nere o nerastre. Inversamente elementi fenotipicamente meno rilevanti come il becco e la forma della testa saranno ereditati dalla madre.


Vincenzo della Vecchia
fisioterap@inwind.it