I Cardellini e l'istinto della paura
testo dell'Ing. Vincenzo della Vecchia

I cardellini,come tutti i piccoli uccelli,nella catena alimentare rivestono il ruolo di prede. Essendo creature fragili e delicate,essi non possono contare sulla forza fisica;in compenso però possiedono il dono del volo,con cui evitano costantemente le situazioni di pericolo. Proprio a discriminare queste ultime serve uno degli istinti fondamentali dei viventi:la paura.
E' ad essa gli uccelletti affidano la loro sopravvivenza,ed à ad essa che il presente articolo è dedicato.

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1.Delle presunte sofferenze dell'uccelletto captivo

Un uccello adulto di qualsivoglia specie,che viene privato improvvisamente della libertà ed ingabbiato,riconosce immediatamente che le sue condizioni di vita sono grandemente mutate,e la paura che ne deriva è la sola ed unica cosa,che esso realmente sente.Gli uccelli,diversamente giudicato da certuni ,non possono provare sentimenti come la nostalgia per il perduto bene della libertà,la rabbia,la felicità,la tristezza:per essi questi termini sono semplicemente privi di senso e non stringono nulla.
Il nostro uccello appena catturato,di fronte alla nuova e inaspettata situazione,attanagliato dalla paura,altro non può cercare di fare che quello che ha sempre fatto fino ad allora:volare.
Rifiutando il mangime,per diversi giorni al massimo cozzerà contro le sbarre della gabbia,fino a che avrà forza sufficiente per farlo;infine,stremato dalla fatica,si poserà sul fondo della gabbia,dove morirà per inedia.Questa è la sorte a cui va incontro un soggetto eccessivamente timoroso,che non riesce ad adattarsi e soccombe.Un altro meno pavido,al posto suo,pur avvertendo che lo spazio per volare si è inspiegabilmente ristretto,preferisce piegarsi e dopo un po' inizia ad accettare il cibo,anche se non si abituerà mai completamente alla vicinanza delle persone.Perciò il vero allevatore raramente tiene nelle sue gabbie un uccello preso già adulto,e mai permette che uno appena catturato muoia:pochissime ore sono sufficienti all'occhio esperto per stabilire se sopporterà la cattività,in caso negativo sarà liberato immediatamente.
Non tutti gli uccelli sono fatti per la gabbia,si sente dire,ed è vero;ma quelli che non la accettano,ben lungi dall'essere i più fieri ed orgogliosi,sono solo i più pavidi ed i meno adattabili.
Negli uccelli il gesto di battere le ali per alzarsi in volo è del tutto naturale,come per noi il camminare ed il parlare,ma la libertà essi non sanno cosa sia se non la sperimentano:perciò nessun uccello nato in gabbia condividerà mai la triste fine del malcapitato del nostro esempio,e analogamente un altro,se catturato da adulto,farà di tutto per fuggire dall'angustia della gabbia.
E' quindi evidente che gli uccelli nati in cattività,,o catturati a pochissime settimane,si comporteranno esattamente come farebbero da liberi(con qualche eccezione per il cardellino,che si vedrà e giustificherà poi):mangiano quando hanno fame,cantano nel periodo degli amori per attirare le femmine,nidificano e si riproducono;parimenti, è certo che l'autore del detto "uccello in gabbia non canta per amor,canta per rabbia" ,chiunque egli sia,certamente non conosceva nulla di uccelli.
Il contenuto di questo paragrafo,benchè possa sembrare lontano dal tema trattato,è invece strettamente legato con questo;ed è auspicio dell'autore che il lettore possa essere pienamente d'accordo con quest'affermazione a fine lettura.



2.Specificazione nel caso di Carduelis carduelis

Adesso si mostrerà come tutto ciò,che ha valore generale,si particolarizza nel caso dei cardellini.Per questi le difficoltà per l'allevatore sono maggiori perchè essi sono uccelli timorosi di natura :e l'istinto della paura è tanto utile ad essi da liberi,quanto in cattività d'impedimento per l'allevatore.
Da anni di osservazioni compiute da chi scrive su decine di soggetti,è emerso al di là di ogni dubbio che un cardellino docile è preferibile ad uno più timoroso per molti motivi:


* Un cardellino docile potrà convivere con altri soggetti,conspecifici o no.

* Si agiterà di meno nella gabbia,diminuendo le probabilità di rovinarsi le ali e la coda,oltre che di ferisi la fronte.

* Se maschio,canterà più spesso,anche in vicinanza di persone(purchè non sia eccessiva).

* La predisposizione all'accoppiamento sarà molto maggiore.

* Sottoponendo il cuore a minore stress,vivrà probabilmente più a lungo.



Riguardo il punto primo,è esperienza comune che molti cardellini non sopportano la vicinanza di altri uccelli ,siano o no cardellini,sullo stesso posatoio o anche nella stessa gabbia,ricorrendo alle 'maniere forti' appena la distanza minima viene violata.Anche se c'è la tentazione di mettere in relazione questo comportamento con cause le più diverse(tra cui è compresa anche" l'antipatia" verso altri soggetti),in realtà un cardellino litiga con altri nella stessa gabbia per un motivo molto semplice:perchè ha paura di loro,e non ne gradisce la vicinanza perchè pensa che potrebbe nuocergli.Uno più tranquillo invece tollera che un altro lo avvicini, chiaramente di più o di meno a seconda del soggetto.Queste situazioni hanno la loro ragion d'essere solo in cattività,dove lo spazio è poco;in natura,se qualcuno si avvicina troppo,si fa presto a spiccare un voletto.In definitiva,i cardellini più 'maneschi' sono sempre i più timidi:e così è sempre risulatato,senza nessuna eccezione,per i più di cento soggetti esaminati dal sottoscritto.
E' poi un dato di fatto che un cardellino(maschio) che si trova in una gabbia da solo canta di più,che se messo in compagnia con altri.In genere ciò viene interpretato dicendo che se isolato il maschio canta più intensamente per attirare le femmine,cosa che invece non fa quando le ha già vicine nella gabbia;ma questa spiegazione non convince troppo,perchè,tra l'altro,si è constatato che il decremento dell'attività canora avviene regolarmente anche in gabbie di soli maschi.
La chiave di lettura è probabilmente anche qui nell'istinto della paura:quando un cardellino è impegnato nel canto,è chiaro che non può controllare il comportamento dei suoi "coinquilini",per garantirsi da eventuali pericoli che potrebbero derivargliene,come fa di solito.Ma a questo non fa troppo caso un individuo calmo,che dunque canterà tranquillamente anche se non è da solo(anche qui in maggiore o minore misura ,in dipendenza dal soggetto),mentre un altro più pauroso rimarrà quasi sempre muto per iniziare a cantare appena viene isolato.
Qualunque cardellino,per quanto di natura tranquilla e socievole,ha poi sempre una certa repulsione al contatto fisico con i suoi conspecifici e ancor di più con altri uccelli,e,se può,cerca sempre di evitarlo.Il perchè lo si comprende facilmente;però così l'accoppiamento sarebbe notevolmente ostacolato,ad ovvio discapito della perpetuazione della specie.Ecco quindi che nel periodo degli amori inizia una poderosa produzione ormonale,che spinge i maschi a cantare continuamente e le femmine a costruire il nido,a covare le uova e a curare la prole:e l'istinto ad accoppiarsi,che sorge in questo periodo,è così forte da essere superiore alla naturale paura della vicinanza reciproca.Questo succede immancabilmente in natura,in cattività invece molti cardellini non si accoppiano perchè è ancora la paura a prevalere.L'argomento della riproduzione in cattività del cardellino,data la sua importanza, sarà brevemente ripreso nel paragrafo successivo.
Riguardo l'ultimo punto, egregiamente Gianni Ravasi (Il cardellino, Ravasi ed.) scrive che gli organi da salvaguardare in un cardellino sono soprattutto il fegato ed il cuore:ciò si fa per il primo con un'alimentazione appropriata,e per il secondo evitando il più possibile gli spaventi inutili. E' chiaro comunque che,per quanto di riempia la gabbia di ripari e rifugi e si adotti ogni stratagemma per evitare ogni paura ai propri cardellini,i soggetti docili(e cioè,per definizione,poco timorosi)danno una mano all'allevatore perchè richiedono molte meno cure in questo senso.


3. La riproduzione in cattività del cardellino


La riproduzione in cattività dei cardellini,essendo come detto questi uccelli timidi per natura,presenta oggettive difficoltà già nei soggetti nati in gabbia,difficoltà che aumentano esponenzialmente nel caso dei cardellini di cattura;perciò è quest'ultimo il caso che sarà discusso qui,le stesse considerazioni,ma assai meno stringentemente,valendo anche nell'altro.La questione,per coerenza e per economia di discorso,non sarà però esaminata nella sua completezza ma solo negli aspetti che possono esser messi in relazione con l'istinto della paura.
Quando si parla di riproduzione,le vere protagoniste sono le femmine.Questo perchè mentre il maschio una volta accoppiatosi con una conspecifica esaurisce il suo compito,è impresa assai più ardua reperire una cardellina che non solo deve lasciarsi "pizzicare"(come suol dirsi) dal compagno,ma deve anche costruire il nido,covare le sue uova per due settimane e quindi nutrire i suoi piccoli,tutto ciò in vicinanza di quella perenne fonte di paura che le persone rappresentano per i pennuti.Nella peggiore,nonchè più probabile, delle ipotesi,non avrà luogo neppure l'accoppiamento,ma è frequente anche l'abbandono delle uova o quello dei piccoli.
La teoria della paura ha avuto una delle più importanti conferme proprio quando è stata applicata nell'ambito della riproduzione in cattività del cardellino.La teoria predice che la mancanza di accoppiamento,l'abbandono del nido ,delle uova o dei piccoli siano causate dalla paura,perchè in sostanza essa dice che in cattività quasi ogni deviazione dal comportamento naturale è attribuibile alla paura stessa.Ed infatti,le cardelline utilizzate da chi scrive(ma non solo)con buon esito nella riproduzione si distinguevano tutte,senza nessuna eccezione, per la non comune mitezza di carattere.
E'facile render conto della fenomenologia osservata tenendo presente i princìpi esposti in precedenza.Quando non avviene nemmeno l'accoppiamento,è sempre risultato che la cardellina,anche al fuori del periodo riproduttivo,non tollerava la vicinanza del compagno,litigando spesso con lui,e questo comportamento,come si è visto nel 2,è riconducibile alla paura.
L'abbandono del nido,delle uova o dei piccoli sono poi quasi certamente collegabili anch'esse alla paura,questa volta non verso un conspecifico ma verso le persone.Le femmine,quando sono impegnate nella costruzione del nido,nella cova o nel nutrimento dei figli,vengono disturbate in questa loro attività(cosa che non succede in natura)dalla paura derivante dalla presenza delle persone,e così preferiscono rinunciarvi.




4.Conclusioni

La teoria della paura come determinante delle azioni degli uccelletti in cattività,di cui qui sono state riportate le linee principali,è dovuta a chi scrive, che l'ha esposta recentemente (Vincenzo della Vecchia, Il comportamento del cardellino in cattività).
E' obiettivo(si spera raggiunto) di questa breve introduzione giustificare l'affermazione secondo cui la maggior parte delle azioni dei piccoli uccelli in gabbia,e in particolare ogni deviazione dal comportamento normale,è in qualche modo da collegare con l'istinto della paura.
Quanto esposto in questo sunto non dovrebbe esser ritenuto fine a sé stesso;ciò va inteso in due modi.In primis,se si condividono le conclusioni qui presentate, risulterà manifesto che un cardellino(e segnatamente una cardellina) di natura particolarmente timida non è adatto per l'ingabbio;probabilmente,la cosa migliore sarebbe quella di rimetterlo in libertà.
Anche se in teoria i cardellini sono dal '92 uccelli protetti,in realtà è ben noto come essi continuino ad essere catturati dagli uccellatori,e ciò succede soprattutto dove essi sono maggiormente amati,in Campania dove a centinaia i novelli vengono commerciati tutti gli anni; e una frazione cospicua di questi non sopporteranno la cattività e soccomberanno.Si è visto chiaramente che ciò non è quasi mai attribuibile a indisposizione fisica, o a qualunque fantasiosa causa,ma solo alla paura;perciò,appena un piccolo cardellino da poco catturato arruffa le piume e rifiuta i semi non c'è da perdere tempo,deve essere liberato immediatamente.Si spera che le righe precedenti ,per tutto il tempo che il vergognoso mercato di frodo avrà luogo,potranno servire anche a scegliere tra i cardellini di cattura solo i più adatti alla cattività,evitando in questo modo penose sofferenze ad incolpevoli uccelletti.Il prezzo corrente in Campania di un cardellino da poco catturato è di circa 6 euro;ma quantodi più per il vero allevatore vale la sua piccola vita!

In definitiva,i cardellini  volano ed hanno paura; ed è questo,probabilmente,il loro segreto.

Vincenzo della Vecchia
fisioterap@inwind.it