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I cardellini,come tutti i piccoli uccelli,nella
catena alimentare rivestono il ruolo di prede. Essendo creature fragili
e delicate,essi non possono contare sulla forza fisica;in compenso però
possiedono il dono del volo,con cui evitano costantemente le situazioni
di pericolo. Proprio a discriminare queste ultime serve uno degli
istinti fondamentali dei viventi:la paura.
E' ad essa gli uccelletti affidano la loro sopravvivenza,ed à ad essa
che il presente articolo è dedicato.
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1.Delle presunte sofferenze dell'uccelletto captivo
Un uccello adulto di qualsivoglia specie,che viene privato
improvvisamente della libertà ed ingabbiato,riconosce immediatamente che
le sue condizioni di vita sono grandemente mutate,e la paura che ne
deriva è la sola ed unica cosa,che esso realmente sente.Gli
uccelli,diversamente giudicato da certuni ,non possono provare
sentimenti come la nostalgia per il perduto bene della libertà,la
rabbia,la felicità,la tristezza:per essi questi termini sono
semplicemente privi di senso e non stringono nulla.
Il nostro uccello appena catturato,di fronte alla nuova e inaspettata
situazione,attanagliato dalla paura,altro non può cercare di fare che
quello che ha sempre fatto fino ad allora:volare.
Rifiutando il mangime,per diversi giorni al massimo cozzerà contro le
sbarre della gabbia,fino a che avrà forza sufficiente per
farlo;infine,stremato dalla fatica,si poserà sul fondo della gabbia,dove
morirà per inedia.Questa è la sorte a cui va incontro un soggetto
eccessivamente timoroso,che non riesce ad adattarsi e soccombe.Un altro
meno pavido,al posto suo,pur avvertendo che lo spazio per volare si è
inspiegabilmente ristretto,preferisce piegarsi e dopo un po' inizia ad
accettare il cibo,anche se non si abituerà mai completamente alla
vicinanza delle persone.Perciò il vero allevatore raramente tiene nelle
sue gabbie un uccello preso già adulto,e mai permette che uno appena
catturato muoia:pochissime ore sono sufficienti all'occhio esperto per
stabilire se sopporterà la cattività,in caso negativo sarà liberato
immediatamente.
Non tutti gli uccelli sono fatti per la gabbia,si sente dire,ed è
vero;ma quelli che non la accettano,ben lungi dall'essere i più fieri ed
orgogliosi,sono solo i più pavidi ed i meno adattabili.
Negli uccelli il gesto di battere le ali per alzarsi in volo è del tutto
naturale,come per noi il camminare ed il parlare,ma la libertà essi non
sanno cosa sia se non la sperimentano:perciò nessun uccello nato in
gabbia condividerà mai la triste fine del malcapitato del nostro
esempio,e analogamente un altro,se catturato da adulto,farà di tutto per
fuggire dall'angustia della gabbia.
E' quindi evidente che gli uccelli nati in cattività,,o catturati a
pochissime settimane,si comporteranno esattamente come farebbero da
liberi(con qualche eccezione per il cardellino,che si vedrà e
giustificherà poi):mangiano quando hanno fame,cantano nel periodo degli
amori per attirare le femmine,nidificano e si riproducono;parimenti, è
certo che l'autore del detto "uccello in gabbia non canta per amor,canta
per rabbia" ,chiunque egli sia,certamente non conosceva nulla di
uccelli.
Il contenuto di questo paragrafo,benchè possa sembrare lontano dal tema
trattato,è invece strettamente legato con questo;ed è auspicio
dell'autore che il lettore possa essere pienamente d'accordo con quest'affermazione
a fine lettura.
2.Specificazione nel caso di Carduelis carduelis
Adesso si mostrerà come tutto ciò,che ha valore generale,si
particolarizza nel caso dei cardellini.Per questi le difficoltà per
l'allevatore sono maggiori perchè essi sono uccelli timorosi di natura
:e l'istinto della paura è tanto utile ad essi da liberi,quanto in
cattività d'impedimento per l'allevatore.
Da anni di osservazioni compiute da chi scrive su decine di soggetti,è
emerso al di là di ogni dubbio che un cardellino docile è preferibile ad
uno più timoroso per molti motivi:
* Un cardellino docile potrà convivere con altri soggetti,conspecifici o
no.
* Si agiterà di meno nella gabbia,diminuendo le probabilità di rovinarsi
le ali e la coda,oltre che di ferisi la fronte.
* Se maschio,canterà più spesso,anche in vicinanza di persone(purchè non
sia eccessiva).
* La predisposizione all'accoppiamento sarà molto maggiore.
* Sottoponendo il cuore a minore stress,vivrà probabilmente più a lungo.
Riguardo il punto primo,è esperienza comune che molti cardellini non
sopportano la vicinanza di altri uccelli ,siano o no cardellini,sullo
stesso posatoio o anche nella stessa gabbia,ricorrendo alle 'maniere
forti' appena la distanza minima viene violata.Anche se c'è la
tentazione di mettere in relazione questo comportamento con cause le più
diverse(tra cui è compresa anche" l'antipatia" verso altri soggetti),in
realtà un cardellino litiga con altri nella stessa gabbia per un motivo
molto semplice:perchè ha paura di loro,e non ne gradisce la vicinanza
perchè pensa che potrebbe nuocergli.Uno più tranquillo invece tollera
che un altro lo avvicini, chiaramente di più o di meno a seconda del
soggetto.Queste situazioni hanno la loro ragion d'essere solo in
cattività,dove lo spazio è poco;in natura,se qualcuno si avvicina
troppo,si fa presto a spiccare un voletto.In definitiva,i cardellini più
'maneschi' sono sempre i più timidi:e così è sempre risulatato,senza
nessuna eccezione,per i più di cento soggetti esaminati dal
sottoscritto.
E' poi un dato di fatto che un cardellino(maschio) che si trova in una
gabbia da solo canta di più,che se messo in compagnia con altri.In
genere ciò viene interpretato dicendo che se isolato il maschio canta
più intensamente per attirare le femmine,cosa che invece non fa quando
le ha già vicine nella gabbia;ma questa spiegazione non convince troppo,perchè,tra
l'altro,si è constatato che il decremento dell'attività canora avviene
regolarmente anche in gabbie di soli maschi.
La chiave di lettura è probabilmente anche qui nell'istinto della
paura:quando un cardellino è impegnato nel canto,è chiaro che non può
controllare il comportamento dei suoi "coinquilini",per garantirsi da
eventuali pericoli che potrebbero derivargliene,come fa di solito.Ma a
questo non fa troppo caso un individuo calmo,che dunque canterà
tranquillamente anche se non è da solo(anche qui in maggiore o minore
misura ,in dipendenza dal soggetto),mentre un altro più pauroso rimarrà
quasi sempre muto per iniziare a cantare appena viene isolato.
Qualunque cardellino,per quanto di natura tranquilla e socievole,ha poi
sempre una certa repulsione al contatto fisico con i suoi conspecifici e
ancor di più con altri uccelli,e,se può,cerca sempre di evitarlo.Il
perchè lo si comprende facilmente;però così l'accoppiamento sarebbe
notevolmente ostacolato,ad ovvio discapito della perpetuazione della
specie.Ecco quindi che nel periodo degli amori inizia una poderosa
produzione ormonale,che spinge i maschi a cantare continuamente e le
femmine a costruire il nido,a covare le uova e a curare la prole:e
l'istinto ad accoppiarsi,che sorge in questo periodo,è così forte da
essere superiore alla naturale paura della vicinanza reciproca.Questo
succede immancabilmente in natura,in cattività invece molti cardellini
non si accoppiano perchè è ancora la paura a prevalere.L'argomento della
riproduzione in cattività del cardellino,data la sua importanza, sarà
brevemente ripreso nel paragrafo successivo.
Riguardo l'ultimo punto, egregiamente Gianni Ravasi (Il cardellino, Ravasi
ed.) scrive che gli organi da salvaguardare in un cardellino sono
soprattutto il fegato ed il cuore:ciò si fa per il primo con
un'alimentazione appropriata,e per il secondo evitando il più possibile
gli spaventi inutili. E' chiaro comunque che,per quanto di riempia la
gabbia di ripari e rifugi e si adotti ogni stratagemma per evitare ogni
paura ai propri cardellini,i soggetti docili(e cioè,per definizione,poco
timorosi)danno una mano all'allevatore perchè richiedono molte meno cure
in questo senso.
3. La riproduzione in cattività del cardellino
La riproduzione in cattività dei cardellini,essendo come detto questi
uccelli timidi per natura,presenta oggettive difficoltà già nei soggetti
nati in gabbia,difficoltà che aumentano esponenzialmente nel caso dei
cardellini di cattura;perciò è quest'ultimo il caso che sarà discusso
qui,le stesse considerazioni,ma assai meno stringentemente,valendo anche
nell'altro.La questione,per coerenza e per economia di discorso,non sarà
però esaminata nella sua completezza ma solo negli aspetti che possono
esser messi in relazione con l'istinto della paura.
Quando si parla di riproduzione,le vere protagoniste sono le femmine.Questo
perchè mentre il maschio una volta accoppiatosi con una conspecifica
esaurisce il suo compito,è impresa assai più ardua reperire una
cardellina che non solo deve lasciarsi "pizzicare"(come suol dirsi) dal
compagno,ma deve anche costruire il nido,covare le sue uova per due
settimane e quindi nutrire i suoi piccoli,tutto ciò in vicinanza di
quella perenne fonte di paura che le persone rappresentano per i pennuti.Nella
peggiore,nonchè più probabile, delle ipotesi,non avrà luogo neppure
l'accoppiamento,ma è frequente anche l'abbandono delle uova o quello dei
piccoli.
La teoria della paura ha avuto una delle più importanti conferme proprio
quando è stata applicata nell'ambito della riproduzione in cattività del
cardellino.La teoria predice che la mancanza di
accoppiamento,l'abbandono del nido ,delle uova o dei piccoli siano
causate dalla paura,perchè in sostanza essa dice che in cattività
quasi ogni deviazione dal comportamento naturale è attribuibile alla
paura stessa.Ed infatti,le cardelline utilizzate da chi scrive(ma non
solo)con buon esito nella riproduzione si distinguevano tutte,senza
nessuna eccezione, per la non comune mitezza di carattere.
E'facile render conto della fenomenologia osservata tenendo presente i
princìpi esposti in precedenza.Quando non avviene nemmeno
l'accoppiamento,è sempre risultato che la cardellina,anche al fuori del
periodo riproduttivo,non tollerava la vicinanza del compagno,litigando
spesso con lui,e questo comportamento,come si è visto nel 2,è
riconducibile alla paura.
L'abbandono del nido,delle uova o dei piccoli sono poi quasi certamente
collegabili anch'esse alla paura,questa volta non verso un conspecifico
ma verso le persone.Le femmine,quando sono impegnate nella costruzione
del nido,nella cova o nel nutrimento dei figli,vengono disturbate in
questa loro attività(cosa che non succede in natura)dalla paura
derivante dalla presenza delle persone,e così preferiscono rinunciarvi.
4.Conclusioni
La teoria della paura come determinante delle azioni degli uccelletti in
cattività,di cui qui sono state riportate le linee principali,è dovuta a
chi scrive, che l'ha esposta recentemente (Vincenzo della Vecchia, Il
comportamento del cardellino in cattività).
E' obiettivo(si spera raggiunto) di questa breve introduzione
giustificare l'affermazione secondo cui la maggior parte delle azioni
dei piccoli uccelli in gabbia,e in particolare ogni deviazione dal
comportamento normale,è in qualche modo da collegare con l'istinto della
paura.
Quanto esposto in questo sunto non dovrebbe esser ritenuto fine a sé
stesso;ciò va inteso in due modi.In primis,se si condividono le
conclusioni qui presentate, risulterà manifesto che un cardellino(e
segnatamente una cardellina) di natura particolarmente timida non è
adatto per l'ingabbio;probabilmente,la cosa migliore sarebbe quella di
rimetterlo in libertà.
Anche se in teoria i cardellini sono dal '92 uccelli protetti,in realtà
è ben noto come essi continuino ad essere catturati dagli uccellatori,e
ciò succede soprattutto dove essi sono maggiormente amati,in Campania
dove a centinaia i novelli vengono commerciati tutti gli anni; e una
frazione cospicua di questi non sopporteranno la cattività e
soccomberanno.Si è visto chiaramente che ciò non è quasi mai
attribuibile a indisposizione fisica, o a qualunque fantasiosa causa,ma
solo alla paura;perciò,appena un piccolo cardellino da poco catturato
arruffa le piume e rifiuta i semi non c'è da perdere tempo,deve essere
liberato immediatamente.Si spera che le righe precedenti ,per tutto il
tempo che il vergognoso mercato di frodo avrà luogo,potranno servire
anche a scegliere tra i cardellini di cattura solo i più adatti alla
cattività,evitando in questo modo penose sofferenze ad incolpevoli
uccelletti.Il prezzo corrente in Campania di un cardellino da poco
catturato è di circa 6 euro;ma quantodi più per il vero allevatore vale
la sua piccola vita!
In definitiva,i cardellini volano ed hanno paura; ed è
questo,probabilmente,il loro segreto.
Vincenzo della Vecchia
fisioterap@inwind.it
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