ESPERIENZE D'ALLEVAMENTO COL NEGRITO DELLA BOLIVIA
testo e foto di Massimo Natale

Il Negrito della Bolivia (Carduelis atrata), ineffabile ed affascinante Carduelide maschio Negrito sudamericano proveniente dalla Bolivia, ma anche dal Perù, dal Cile ed ovest Argentina, rappresenta senza dubbio una delle Specie più famose e ricercate dagli allevatori più temerari di Fringillidi.
Ad eccezione del basso ventre, del sottocoda e delle barre alari, che si presentano di colore giallo brillante, il resto del piumaggio si dimostra di colore nero lucido nel maschio e nero opaco nella femmina. E' l'unica Specie di Spinus, assieme al C. notatus (Petto Nero), che non dimostra un netto dimorfismo sessuale. In generale, le femmine di C. atrata presentano rispetto ai maschi un giallo più pallido e maggiormente esteso, tanto che dalla zona ventrale parte spesso una striscia giallastra che a volte giunge fino alla zona centrale del petto. Vista la variabilità di tali caratteri sessuali secondari, l'unico parametro in grado di dirimere i dubbi sul sesso degli esemplari in nostro possesso rimane comunque il nero della livrea, che è nero lucido nel maschio e nero opaco o addirittura fuligginoso nella femmina.
Specie di alta montagna, distribuita fra i 1.800 ed i 4.500 mefemmina di Negrito in covatri di altitudine, monotipica e quindi, almeno per le conoscenze fino ad oggi acquisite, mancante di Sottospecie.
Da sempre importata nei mercati europei, deve la sua fama e la sua ricercatezza non tanto alla bellezza della sua livrea (al momento, mi vengono in mente altri cinque Spinus sudamericani esteticamente più gradevoli, almeno secondo i miei gusti personali: psaltria, notatus, lawrencei, yarrellii e lo stesso cucullatus) quanto piuttosto alle difficoltà di mantenimento e di riproduzione in cattività. 
Cattura, sosta nei centri di raccolta, spedizione, affollamenti, cattive condizioni igieniche, alimenti inquinati ed avariati, arrivo sui mercati europei, distribuzione ai vari commercianti ed, infine, acquisizione da parte degli allevatori: un'enorme carica di stress e di agenti patogeni che determinano la rottura dell'equilibrio ospite-parassita esistente nell'organismo del piccolo volatile esponendolo all'attacco di numerosi microrganismi patogeni, in primis i coccidi. Le conseguenze sono ovviamente drammatiche: la mortalità da coccidiosi diviene elevatissima e la situazione viene ulteriormente peggiorata dall'improvvisa sospensione dei trattamenti farmacologici (in genere Sulfamidici, abbondantemente utilizzati sia dai catturatori nei Paesi d'origine che dai commercianti negli scali europei) al momento dell'acquisto da parte del povero inconsapevole allevatore. Nido ed uova di Negrito della Bolivia Un quadro sanitario disastroso, a volte aggravato da altre forme patologiche conseguenti alle cattive condizioni igieniche (colibacillosi) o secondarie al calo delle difese immunitarie (micosi).
Con questi tragici presupposti, anche io mi imbarcai, tra il 1995 ed il 1996, nella "missione impossibile" di mantenere in vita e riprodurre il Negrito della Bolivia.
In quegli anni, optando per una esclusiva riproduzione dei Cardellini in gabbioni all'interno della stanza d'allevamento, rimanevano disponibili alcune volierette dove alloggiare una Specie che potesse rimanere all'esterno tutto l'anno: il Negrito, abituato agli altipiani boliviani, mi sembrò la Specie più adatta sia alle mie attrezzature che alle mie aspirazioni di allevatore alla ricerca di emozioni forti.
Per aumentare le mie chance di successo riproduttivo, puntai sul numero delle coppie di partenza, ben sei, alle quali si aggiunse una femmina nata in cattività. Devo ammetterlo: a parte la femmina nata in cattività (che di "captivo" aveva solo il prezzo), morta nel giro di poche settimane, il resto della "truppa" dimostrò una capacità di adattamento sbalorditiva e superiore ad ogni mia più rosea aspettativa. Dopo qualche mese, le sei coppie dimostravano una condizione di salute impeccabile ed un piumaggio smagliante, tanto da farmi pregustare una stagione riproduttiva carica di soddisfazioni e di novelli. Il segreto? Nulla di trascendentale: 
- alimentazione a base di semi di lattuga bianca, scelti in base al doppio parametro germinabilità - appetibilità
- quotidianamente, per tutto l'anno, del niger ammollato ed asciugato con pangrattato preventivamente passato in forno a 100 c° per motivi igienici
- erbe prative di stagione, quando disponibili
- due volte a settimana una foglia di cicoria per coppia
- una volta a settimana una linguetta di Nekton tonic k
Qualcuno si starà chiedendo: "ed i sulfamidici? Lo dicono gli esperti più famosi: soltanto col sulfamidico, come ESB3, ripetuto mensilmente il Negrito campa almeno un anno, tanto da poterlo accoppiare".
Personalmente, ho fatto il trattamento col sulfamidico soltanto all'arrivo dei soggetti in allevamento, poi mai più ripetuto. Lo ribadisco: il primo trattamento è stato anche l'ultimo. Saranno forse i ripetuti trattamenti coi sulfamidici a compromettere la già delicata sopravvivenza di questo Spinus? 
Oppure, sono stato così fortunato da reperire gli unici Negriti indenni alle forme coccidiche? 
In generale, sono contrario ai trattamenti farmacologici non supportati da una precisa diagnosi o addirittura realizzati a scopo profilattico e comunque non suggeriti da un veterinario specializzato in patologia aviare. 
Certo, qualche ulteriore considerazione è necessaria e può apparire utile:
- alloggiare il Negrito in voliera riduce lo stress e facilita l'acclimatamento
- la sommfemmina di Negrito intenta alla costruzione del nidoinistrazione di semi appena germinati aiuta il volatile a superare lo stress fisico e mentale, garantendogli una notevole quota energetica
- la somministrazione di Nekton tonic k non è affatto da sottovalutare, visto che i lunghi trattamenti farmacologici a base di sulfamidici (come i salicilati, notoriamente antagonisti della vitamina K, vitamina antiemorragica) possano indurre delle forme di debolezza vasale che può portare ad improvvisa morte per piccole emorragie interne. D'altronde, diversi allevatori raccontano di Negriti morti improvvisamente senza alcun sintomo che potesse segnalare una qualche forma di malattia in atto.
Tornando ai miei Negriti, alle evidenti buone condizioni di salute non corrispondeva purtroppo una altrettanto evidente attività riproduttiva, tanto che, passate le prime due stagioni con un nulla di fatto, quasi li dimenticai nelle volierette di cui prima, perdendo in sostanza ogni speranza che gli stessi potessero prima o poi riprodursi. 
Fino ad oggi, gli anni trascorsi (ed i predatori notturni) mi hanno tolto qualche esemplare e mi hanno obbligato a riassortire le coppie, senza però che ciò portasse qualche sostanziale miglioria all'attività riproduttiva. Alla domanda degli allevatori venuti a visitare il mio allevamento di Cardellini mutati "E questi Negriti?" puntualmente e con rassegnazione rispondevo: "Si stanno ancora godendo le ferie nel vecchio continente".
Fino a quando, a Luglio di quest'anno, avviene il miracolo: in una volieretta di 1m x 1m x 2m di altezza, sorprendo la femmina di Negrito in atteggiamenti e movenze inequivocabili per gli allevatori attenti di Fringillidi (vedi foto della Negrita con sfilacci nel becco). La baldanza del maschio, poi, Eccezionale assiduità in cova della Negrita non lasciava spazio a dubbi: finalmente, dopo cinque anni di convivenza, la femmina aveva deciso di concedersi alle avance del compagno. Nel giro di una settimana dalla mia prima ispezione, il nido viene completato, utilizzando principalmente fili di iuta interi o sfilacciati, ed un mattino di metà luglio ritrovo la femmina nel nido a covare il primo uovo deposto.
Da subito mi assalgono i dubbi su come gestire l'intera covata: devo lasciare tutto alla Negrita oppure è preferibile spostare le uova sotto una docile Cardellina, anch'essa alla deposizione del primo uovo e programmata per l'occasione? 
L'assiduità nella cova della Negrita (come si vede dalla foto) e soprattutto il lato naturalistico e sentimentale del mio modo di vivere l'ornitofilia hanno un netto sopravvento, e la Negrita può così dedicarsi alla cova della sua futura progenie. 
Il primo serio e quasi pregiudizievole intoppo accade alla deposizione del terzo uovo: una forma di lieve ritenzione dell'uovo induce la femmina alla involontaria defecazione nel nido con conseguente inquinamento del guscio delle uova. Sono costretto ad invertire le uova con quelle (quattro) della Cardellina, espediente che mi dàIl pullus di Negrito a poche ore dalla schiusa la possibilità nei giorni a seguire di verificarne la fecondità. La diagnosi della penna spera uovo è impietosa: soltanto due su quattro sono feconde e per giunta lo sviluppo embrionale di uno appare compromesso, forse dal lavaggio necessario per pulirne il guscio e consentirne la traspirazione dopo l'incidente del terzo giorno. Così, da quattro uova deposte, mi ritrovo con una sola possibilità di riuscita e faccio la scelta più deplorevole e sentimentale che ci possa essere: invece di passare tutto alla Cardellina (quattro uova di Cardellino feconde più un uovo di Negrito), inducendo la Negrita ad una nuova deposizione, all'undicesimo giorno (un giorno prima della probabile schiusa) distribuisco tre uova alla Cardellina e due (uno di Cardellino ed uno di Negrito) alla Negrita! Devo ammettere che la dedizione al nido della femmina al momento della schiusa mi diede un indecifrabile senso di soddisfazione, ripagandomi della mancata "speculazione hobbistica". D'altronde, pregustavo già la foto del maschio di Negrito (rimasto con la femmina per tutto il tempo della cova) intento ad imbeccare il piccolo Negrito ed il piccolo Cardellino. 
La nascita nel nido misto è simultanea a quella dei tre piccoli Cardellini rimasti sotto la madre naturale, lo stesso, però, non si può dire della loro crescita: la bravura di mamma Negrito mi induce infatti ad assegnarle anche la crescita di un altro piccolo Cardellino, lasciandone solo due alla madre naturale.Il pullus di Negrito morto dopo il raffredamento notturno
Purtroppo, questa non è una storia a lieto fine: dopo quattro giorni dalla schiusa, per un motivo inspiegabile, la femmina trascorre la notte fuori dal nido ed al mattino ritrovo i piccoli intirizziti dal freddo (e si che doveva essere l'estate più calda degli ultimi 50 anni) ed in particolare il pullus di Negrito praticamente in fin di vita, con nel gozzo ancora il cibo non digerito dell'ultima imbeccata della sera precedente. Seguono attimi concitati. Non posso aspettare che la Negrita ritorni col suo comodo al nido, se mai lo farà: riscaldo prontamente i piccoli nel chiuso delle mani e li pongo immediatamente sotto la Cardellina. Dopo pochi minuti, il Negrito, proprio lui, è già morto, mentre i piccoli di Cardellino hanno superato questa difficile prova della vita e mentre scrivo sono già involati dal nido e iniziano a sbeccuzzare i primi morbidi alimenti. 
Nella volieretta, intanto, la Negrita pare interessata ad una nuova deposizione.

Massimo Natale