NAPOLI  E  I  CARDELLINI
testo dell'Ing. Vincenzo della Vecchia

Benché i cardellini,per la bellezza del piumaggio policromo ed il canto melodioso,siano stati sempre assai apprezzati dovunque,non c'è dubbio che se si volesse assegnare il titolo di "patria del cardellino" a qualche città del mondo,la scelta ricadrebbe su Napoli. Da nessun'altra parte infatti il grazioso uccelletto è riuscito ad entrare così intensamente nel cuore delle persone come qui:nei vicoli,dove più viva pulsa l'anima di Napoli,spessissimo si può vedere una piccola gabbietta ornare un balcone o una bottega di calzolaio;molteplici leggende,talmente belle che dispiace non potervi credere,sono fiorite qui più che altrove;addirittura anche nella toponomastica e nei modi di dire è possibile ravvisare l'eco dei cardellini. Ma,come ogni vero amore,anche questo ha i suoi eccessi:così il triste fenomeno del bracconaggio è a Napoli bel lontano dallo scomparire,e cardellini accecati fanno ancora udire il loro canto:che forse,più che un canto,è un lamento.

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In tutta la Campania e soprattutto a Napoli,il cardellino è apprezzato essenzialmente per il suo canto;praticamente nessun interesse è rivolto qui alle mutazioni di questa specie,di cui da secoli è allevata solo la forma ancestrale. Così accade che un soggetto di buona voce prenda un valore commerciale altissimo(si parla di 15-20 milioni delle vecchie lire per un soggetto dal canto ideale!)e che di conseguenza si profondano molti sforzi per ottenere questo ambitissimo risultato.
I cardellini fin da giovanissimi vengono fatti oggetto di una severa educazione canora,le cui fasi mi piace descrivere brevemente. Quando sono ancora nel nido gli si fa ascoltare, cosicchè possano abituarsi ad esso,il canto di un maestro,il quale può essere un cardellino,un nastro magnetico o un incardellato.L'optimum è dato,come si intuisce,dal primo,ma un cardellino dal canto pregiato è costoso e perciò spesso non se ne ha la disponibilità;al nastro magnetico si ricorre invece solo qualora non si abbiano a disposizione gli incardellati,i quali pertanto rimangono i più probabili maestri per i nostri giovani cantanti.Essi (gli incardellati) non sono apprezzati tanto per il loro piumaggio,a cui anzi non si fa neanche caso,ma solo perchè dal canarino ereditano la tendenza a ripetere il canto di altri uccelli:così apprendono spesso alla perfezione il contenuto di un nastro magnetico,al contrario dei cardellini,il cui canto è invece essenzialmente trasmesso geneticamente e non offre molte possibilità di modifica all'allevatore.
Chiusa la parentesi,ritorniamo ai nostri allievi.Quando avranno pochi mesi,ed inizieranno ad emettere le prime note,li si pone in ambiente silenzioso e con poca luce,di modo che restino muti (a causa dell'illuminazione scarsa)e non siano distratti da nessun rumore(da cui l'importanza che l'ambiente sia acusticamente il più isolato possibile),cosicchè possano prestare la massima attenzione al canto del loro maestro,per poi(si spera)imitarlo.
Come detto,i cardellini hanno canto essenzialmente ereditario,su cui noi possiamo intervenire solo nei dettagli;perciò non è il caso di disperarsi se dopo mesi di paziente addestramento gli allievi sembrano non aver fatto nessun conto del nastro o del loro maestro.In questo campo conta molto la fortuna,e del resto se fosse facile ottenere dei grandi cantori questi non costerebbero così tanto!
Si sente dire a volte che il canto così melodioso dei cardellini dell'Italia meridionale,che è ritenuto superiore a quello dei conspecifici di qualunque altra regione,costuisce il "ringraziamento" che questi uccelli fanno per tutte le attenzioni di cui vengono fatti oggetto;ma,poesia a parte,secondo noi la più prosaica verità sta proprio nell'inverso:cioè,è a causa della varietà del canto che in quelle zone essi sono tanto apprezzati.
Il cardellino (o'cardillo,'a cardella a Napoli e dintorni,oppure cardilicchio,cardilicchia nelle zone di montagna) quando è destinato al canto si chiama di passata,quando si accoppia con le canarine è invece di razza; suggerimenti utili per ottenere nu cardill 'e razza sono stati dati nel mio articolo "L'ibridazione con il canarino", al quale rimando gli interessati.
Abbiamo detto all'inizio che la considerazione che Napoli e la Campania hanno per il cardellino si estrinseca anche in ambiti lontanissimi da quello propriamente ornitologico:così in provincia di Caserta si trovano Cardito e Carditello,rinomate un tempo per l'abbondanza di cardi e di conseguenza di cardellini;non sarà inoltre difficile incontrare da queste parti vari signori Cardillo,Cardella,Cardellino,Cardilicchio,e potremmo ancora continuare;in riferimento alla vivacità e continua mobilità del cardellino in gabbia,che saltella continuamente da una parte all'altra,sarà poi possibile incontrare arzilli vecchietti che di sè stessi diranno: so' nu cardillo, in riferimento alla loro invidiabile salute.
Esiste poi un verbo dell'italiano antico,vernare,che genericamente indicava il cantare degli uccelli;ormai è in disuso nella lingua italiana,nel dialetto napoletano invece è ancora vivissimo,ma adoperato solamente(nella forma verniare)per indicare il modo di cantare ancora impastato e indefinito di un novello di cardellino;così è frequentissimo sentir dire di un giovane maschio,su cui magari si nutrono tante speranze: o' cardillo vernea,il cardellino sta iniziando a cantare.
Il re dei carduelidi è poi inserito da questo popolo in numerose leggende e dicerìe,tra cui una,assai suggestiva,la vogliamo ricordare.Per abituare i cardellini alla cattività fin dall'età più tenera era uso in passato,una volta rinvenuto un nido con dei pulli di pochi giorni,tagliare il ramo su cui esso era fissato e,senza cambiargli il posto,inserirlo in una gabbia spaziosa.Si lasciavano però gli sportelletti aperti di modo che i genitori,ritornando al nido,potessero nutrire i figli.Le aperture venivano chiuse,e la gabbia con i piccoli cardellini portata via,una volta che questi mostravano di potersi involare.La nostra leggenda vuole che la madre,avendo compreso il destino dei propri figli,mangi una foglia di albicocco(innocua per lei adulta),e pietosamente la porti ad essi per avvelenarli,preferendoli quindi morti piuttosto che prigionieri.

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Anche se ne faremmo volentieri a meno,si deve accennare per completezza all'abitudine barbara,che ancora esiste in Campania,di accecare i cardellini affinchè cantino con più frequenza(e quindi acquistino maggior valore economico).E' probabile che il cardellino mutilato in questo modo sia spinto a cantare pressochè initerrottamente perchè,privo della vista,non può quasi più percepire i pericoli ed averne paura,secondo la teoria esposta in uno dei miei precedenti articoli,cui rimando per approfondimenti.A parte l'interpretazione che si può dare dell'aumentata tendenza a cantare,è appena il caso di dire che un allevatore degno di questo nome non può che aborrire la bestialità di questa pratica disgustosa.L'allevatore,beninteso se è veramente tale,antepone il bene dei suoi uccelli ai propri interessi,compresi quelli economici,e per questo motivo non solo rifugge da simili metodi,ma non può tollerare neppure la semplice vista di una sventurata creatura con due fessure al posto degli occhi,completamente aliena dal mondo esterno,e che probabilmente morirebbe appena spostata dalla sua gabbietta in una più grande non riuscendo più a trovare l'acqua nè i semi.Per fortuna questo triste fenomeno sta ormai scomparendo,anche grazie alla maggiore sensibilizzazione delle persone verso il problema del maltrattamento degli animali;anche se si capisce chi sia la vera bestia tra un piccolo cardellino atterrito dalla paura ed un laido commerciante,perchè non si può insozzare il nobile appellativo di allevatore per un individuo simile,che gli brucia gli occhi con un ferro rovente.



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Con la legge 157/92 Carduelis carduelis è stato ufficialmente inserito nel novero delle specie protette in Italia,e pertanto ne è fatto divieto di cattura con qualunque mezzo;tuttavia,si capisce come il passare da una situazione di caccia indiscriminata,in cui i cardellini venivano presi con ogni espediente legale ed illegale,ad un'altra in cui essi sono dichiarati assolutamente intoccabili,non ha potuto non favorire la nascita di un fiorente mercato sottobanco di soggetti di cattura,che tuttora continua,in ciò favorito dalle quotazioni forzatamente assai superiori dei soggetti nati in cattività.Lo spirito della legge è stato recepito in molte zone d'Italia,ma in Campania la situazione è ancora particolarmente grave;qui,paradossalmente,gli unici che non hanno tratto vantaggio dalle disposizioni del '92 sono proprio i cardellini,il cui numero va sempre più diminuendo.
Secondo il nostro parere,e visti i risultati che inevitabilmente si conseguono nel nostro Paese con provvedimenti troppo restrittivi,sarebbe opportuno in primis eliminare la permissività che ha finora contraddistinto i controlli dei guardiacaccia(i quali a volte sono soliti vergognosamente "chiudere un occhio" in cambio di qualcuno dei maschi catturati),e far sì che i trasgressori vengano effettivamente puniti con le pesanti sazioni già in vigore;non v'è infatti,anche se dispiace dirlo,nessun altro genere di deterrente valido a scoraggiare persone che dimostrano,perseverando nella loro attività di uccellagione,che ora non è nè più nè meno che bracconaggio,di non possedere alcuna coscienza civile e nessuna sensibilità alle tematiche ambientali.Ed è un amara ironia il notare che spesso proprio questi ultimi individui sono quelli che lamentano il fatto che non si vedono più cardellini,come se la colpa di ciò fosse di questi ultimi.
Impedire del tutto la cattura dei cardellini significa però ignorare e calpestare tutto un corpus di tradizioni e di conoscenze che da secoli sono patrimonio degli uccellatori;e nemmeno questo è ammissibile.Secondo noi la soluzione sta,come sempre,nel mezzo,e nella fattispecie nel principio di giusto prelievo,già applicato in campo venatorio con buoni risultati.Si stabilisce,con il supporto degli ornitologi e di altri esperti,un periodo entro il quale la cattura dei cardellini è ammessa,quante uscite possono essere fatte a settimana,e quanti soggetti possono essere detenuti in una singola uscita;tutto ciò ovviamente in parallelo con l'auspicato aumento dei controlli.In questo modo il numero dei cardellini,non più,oppure molto meno falcidiato dai prelievi dei bracconieri,andrebbe lentamente ad aumentare;ma è chiaro che le buone intenzioni,pur indispensabili(ma a tutt'oggi gli organismi che dovrebbero occuparsi del problema non mostrano neppure quelle),non sono sufficienti:occorre muoversi,e far sì che le disposioni emanate vengano rispettate.
La rarefazione del nostro volatile in Campania non è però attribuibile solo ai bracconieri,ma anche e sempre di più alla progressiva diminuzione delle aree verdi.I cardellini,che una volta andavano a nidificare nei boschi,sugli alberi alti,oggi invece devono costruire il loro nido nei frutteti,dove spesso la scarsa altezza delle piante favorisce sconsiderate ed imbecilli razzie delle uova e dei piccoli.Fino a vent'anni fa era facilissimo,per chi abitava in campagna,ascoltare il canto dei cardellini,e vederli svolazzare in stormi allegri e chiassosi;adesso scene simili diventano sempre più rare,tanto che in molte zone urbanizzate questi uccelli,che non possono vivere laddove manchino degli spazi verdi,sono assenti del tutto.Gli allevatori impegnati possono dare il loro contributo al ripopolamento,immettendo in libertà parte dei soggetti nati nelle loro gabbie;ma tutti coloro che hanno a cuore il destino dei cardellini,ornitologi,appassionati di uccelli,guardiacaccia,ambientalisti,o semplici amanti della natura,hanno il dovere di impegnarsi e di battersi affinchè non arrivi mai il giorno in cui i cieli di Napoli rimarranno privi dei bei uccelletti dei cardi.


Vincenzo della Vecchia
fisioterap@inwind.it