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Benché i cardellini,per la bellezza del piumaggio
policromo ed il canto melodioso,siano stati sempre assai apprezzati
dovunque,non c'è dubbio che se si volesse assegnare il titolo di "patria
del cardellino" a qualche città del mondo,la scelta ricadrebbe su
Napoli. Da nessun'altra parte infatti il grazioso uccelletto è riuscito
ad entrare così intensamente nel cuore delle persone come qui:nei
vicoli,dove più viva pulsa l'anima di Napoli,spessissimo si può vedere
una piccola gabbietta ornare un balcone o una bottega di
calzolaio;molteplici leggende,talmente belle che dispiace non potervi
credere,sono fiorite qui più che altrove;addirittura anche nella
toponomastica e nei modi di dire è possibile ravvisare l'eco dei
cardellini. Ma,come ogni vero amore,anche questo ha i suoi eccessi:così
il triste fenomeno del bracconaggio è a Napoli bel lontano dallo
scomparire,e cardellini accecati fanno ancora udire il loro canto:che
forse,più che un canto,è un lamento.
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In tutta la Campania e soprattutto a Napoli,il cardellino è apprezzato
essenzialmente per il suo canto;praticamente nessun interesse è rivolto
qui alle mutazioni di questa specie,di cui da secoli è allevata solo la
forma ancestrale. Così accade che un soggetto di buona voce prenda un
valore commerciale altissimo(si parla di 15-20 milioni delle vecchie
lire per un soggetto dal canto ideale!)e che di conseguenza si
profondano molti sforzi per ottenere questo ambitissimo risultato.
I cardellini fin da giovanissimi vengono fatti oggetto di una severa
educazione canora,le cui fasi mi piace descrivere brevemente. Quando
sono ancora nel nido gli si fa ascoltare, cosicchè possano abituarsi ad
esso,il canto di un maestro,il quale può essere un cardellino,un nastro
magnetico o un incardellato.L'optimum è dato,come si intuisce,dal
primo,ma un cardellino dal canto pregiato è costoso e perciò spesso non
se ne ha la disponibilità;al nastro magnetico si ricorre invece solo
qualora non si abbiano a disposizione gli incardellati,i quali pertanto
rimangono i più probabili maestri per i nostri giovani cantanti.Essi
(gli incardellati) non sono apprezzati tanto per il loro piumaggio,a cui
anzi non si fa neanche caso,ma solo perchè dal canarino ereditano la
tendenza a ripetere il canto di altri uccelli:così apprendono spesso
alla perfezione il contenuto di un nastro magnetico,al contrario dei
cardellini,il cui canto è invece essenzialmente trasmesso geneticamente
e non offre molte possibilità di modifica all'allevatore.
Chiusa la parentesi,ritorniamo ai nostri allievi.Quando avranno pochi
mesi,ed inizieranno ad emettere le prime note,li si pone in ambiente
silenzioso e con poca luce,di modo che restino muti (a causa
dell'illuminazione scarsa)e non siano distratti da nessun rumore(da cui
l'importanza che l'ambiente sia acusticamente il più isolato possibile),cosicchè
possano prestare la massima attenzione al canto del loro maestro,per
poi(si spera)imitarlo.
Come detto,i cardellini hanno canto essenzialmente ereditario,su cui noi
possiamo intervenire solo nei dettagli;perciò non è il caso di
disperarsi se dopo mesi di paziente addestramento gli allievi sembrano
non aver fatto nessun conto del nastro o del loro maestro.In questo
campo conta molto la fortuna,e del resto se fosse facile ottenere dei
grandi cantori questi non costerebbero così tanto!
Si sente dire a volte che il canto così melodioso dei cardellini
dell'Italia meridionale,che è ritenuto superiore a quello dei
conspecifici di qualunque altra regione,costuisce il "ringraziamento"
che questi uccelli fanno per tutte le attenzioni di cui vengono fatti
oggetto;ma,poesia a parte,secondo noi la più prosaica verità sta proprio
nell'inverso:cioè,è a causa della varietà del canto che in quelle zone
essi sono tanto apprezzati.
Il cardellino (o'cardillo,'a cardella a Napoli e dintorni,oppure
cardilicchio,cardilicchia nelle zone di montagna) quando è
destinato al canto si chiama di passata,quando si accoppia con le
canarine è invece di razza; suggerimenti utili per ottenere nu
cardill 'e razza sono stati dati nel mio articolo "L'ibridazione con
il canarino", al quale rimando gli interessati.
Abbiamo detto all'inizio che la considerazione che Napoli e la Campania
hanno per il cardellino si estrinseca anche in ambiti lontanissimi da
quello propriamente ornitologico:così in provincia di Caserta si trovano
Cardito e Carditello,rinomate un tempo per l'abbondanza di cardi e di
conseguenza di cardellini;non sarà inoltre difficile incontrare da
queste parti vari signori Cardillo,Cardella,Cardellino,Cardilicchio,e
potremmo ancora continuare;in riferimento alla vivacità e continua
mobilità del cardellino in gabbia,che saltella continuamente da una
parte all'altra,sarà poi possibile incontrare arzilli vecchietti che di
sè stessi diranno: so' nu cardillo, in riferimento alla loro
invidiabile salute.
Esiste poi un verbo dell'italiano antico,vernare,che
genericamente indicava il cantare degli uccelli;ormai è in disuso nella
lingua italiana,nel dialetto napoletano invece è ancora vivissimo,ma
adoperato solamente(nella forma verniare)per indicare il modo di
cantare ancora impastato e indefinito di un novello di cardellino;così è
frequentissimo sentir dire di un giovane maschio,su cui magari si
nutrono tante speranze: o' cardillo vernea,il cardellino sta
iniziando a cantare.
Il re dei carduelidi è poi inserito da questo popolo in numerose
leggende e dicerìe,tra cui una,assai suggestiva,la vogliamo ricordare.Per
abituare i cardellini alla cattività fin dall'età più tenera era uso in
passato,una volta rinvenuto un nido con dei pulli di pochi
giorni,tagliare il ramo su cui esso era fissato e,senza cambiargli il
posto,inserirlo in una gabbia spaziosa.Si lasciavano però gli
sportelletti aperti di modo che i genitori,ritornando al nido,potessero
nutrire i figli.Le aperture venivano chiuse,e la gabbia con i piccoli
cardellini portata via,una volta che questi mostravano di potersi
involare.La nostra leggenda vuole che la madre,avendo compreso il
destino dei propri figli,mangi una foglia di albicocco(innocua per lei
adulta),e pietosamente la porti ad essi per avvelenarli,preferendoli
quindi morti piuttosto che prigionieri.
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Anche se ne faremmo volentieri a meno,si deve accennare per completezza
all'abitudine barbara,che ancora esiste in Campania,di accecare i
cardellini affinchè cantino con più frequenza(e quindi acquistino
maggior valore economico).E' probabile che il cardellino mutilato in
questo modo sia spinto a cantare pressochè initerrottamente perchè,privo
della vista,non può quasi più percepire i pericoli ed averne
paura,secondo la teoria esposta in uno dei miei precedenti articoli,cui
rimando per approfondimenti.A parte l'interpretazione che si può dare
dell'aumentata tendenza a cantare,è appena il caso di dire che un
allevatore degno di questo nome non può che aborrire la bestialità di
questa pratica disgustosa.L'allevatore,beninteso se è veramente
tale,antepone il bene dei suoi uccelli ai propri interessi,compresi
quelli economici,e per questo motivo non solo rifugge da simili
metodi,ma non può tollerare neppure la semplice vista di una sventurata
creatura con due fessure al posto degli occhi,completamente aliena dal
mondo esterno,e che probabilmente morirebbe appena spostata dalla sua
gabbietta in una più grande non riuscendo più a trovare l'acqua nè i
semi.Per fortuna questo triste fenomeno sta ormai scomparendo,anche
grazie alla maggiore sensibilizzazione delle persone verso il problema
del maltrattamento degli animali;anche se si capisce chi sia la vera
bestia tra un piccolo cardellino atterrito dalla paura ed un laido
commerciante,perchè non si può insozzare il nobile appellativo di
allevatore per un individuo simile,che gli brucia gli occhi con un ferro
rovente.
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Con la legge 157/92 Carduelis carduelis è stato ufficialmente
inserito nel novero delle specie protette in Italia,e pertanto ne è
fatto divieto di cattura con qualunque mezzo;tuttavia,si capisce come il
passare da una situazione di caccia indiscriminata,in cui i cardellini
venivano presi con ogni espediente legale ed illegale,ad un'altra in cui
essi sono dichiarati assolutamente intoccabili,non ha potuto non
favorire la nascita di un fiorente mercato sottobanco di soggetti di
cattura,che tuttora continua,in ciò favorito dalle quotazioni
forzatamente assai superiori dei soggetti nati in cattività.Lo spirito
della legge è stato recepito in molte zone d'Italia,ma in Campania la
situazione è ancora particolarmente grave;qui,paradossalmente,gli unici
che non hanno tratto vantaggio dalle disposizioni del '92 sono proprio i
cardellini,il cui numero va sempre più diminuendo.
Secondo il nostro parere,e visti i risultati che inevitabilmente si
conseguono nel nostro Paese con provvedimenti troppo restrittivi,sarebbe
opportuno in primis eliminare la permissività che ha finora
contraddistinto i controlli dei guardiacaccia(i quali a volte sono
soliti vergognosamente "chiudere un occhio" in cambio di qualcuno dei
maschi catturati),e far sì che i trasgressori vengano effettivamente
puniti con le pesanti sazioni già in vigore;non v'è infatti,anche se
dispiace dirlo,nessun altro genere di deterrente valido a scoraggiare
persone che dimostrano,perseverando nella loro attività di
uccellagione,che ora non è nè più nè meno che bracconaggio,di non
possedere alcuna coscienza civile e nessuna sensibilità alle tematiche
ambientali.Ed è un amara ironia il notare che spesso proprio questi
ultimi individui sono quelli che lamentano il fatto che non si vedono
più cardellini,come se la colpa di ciò fosse di questi ultimi.
Impedire del tutto la cattura dei cardellini significa però ignorare e
calpestare tutto un corpus di tradizioni e di conoscenze che da
secoli sono patrimonio degli uccellatori;e nemmeno questo è ammissibile.Secondo
noi la soluzione sta,come sempre,nel mezzo,e nella fattispecie nel
principio di giusto prelievo,già applicato in campo venatorio con buoni
risultati.Si stabilisce,con il supporto degli ornitologi e di altri
esperti,un periodo entro il quale la cattura dei cardellini è
ammessa,quante uscite possono essere fatte a settimana,e quanti soggetti
possono essere detenuti in una singola uscita;tutto ciò ovviamente in
parallelo con l'auspicato aumento dei controlli.In questo modo il numero
dei cardellini,non più,oppure molto meno falcidiato dai prelievi dei
bracconieri,andrebbe lentamente ad aumentare;ma è chiaro che le buone
intenzioni,pur indispensabili(ma a tutt'oggi gli organismi che
dovrebbero occuparsi del problema non mostrano neppure quelle),non sono
sufficienti:occorre muoversi,e far sì che le disposioni emanate vengano
rispettate.
La rarefazione del nostro volatile in Campania non è però attribuibile
solo ai bracconieri,ma anche e sempre di più alla progressiva
diminuzione delle aree verdi.I cardellini,che una volta andavano a
nidificare nei boschi,sugli alberi alti,oggi invece devono costruire il
loro nido nei frutteti,dove spesso la scarsa altezza delle piante
favorisce sconsiderate ed imbecilli razzie delle uova e dei piccoli.Fino
a vent'anni fa era facilissimo,per chi abitava in campagna,ascoltare il
canto dei cardellini,e vederli svolazzare in stormi allegri e
chiassosi;adesso scene simili diventano sempre più rare,tanto che in
molte zone urbanizzate questi uccelli,che non possono vivere laddove
manchino degli spazi verdi,sono assenti del tutto.Gli allevatori
impegnati possono dare il loro contributo al ripopolamento,immettendo in
libertà parte dei soggetti nati nelle loro gabbie;ma tutti coloro che
hanno a cuore il destino dei cardellini,ornitologi,appassionati di
uccelli,guardiacaccia,ambientalisti,o semplici amanti della natura,hanno
il dovere di impegnarsi e di battersi affinchè non arrivi mai il giorno
in cui i cieli di Napoli rimarranno privi dei bei uccelletti dei cardi.
Vincenzo della Vecchia
fisioterap@inwind.it
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