|
Tutte le foto a corredo di questa pagina web sono state
scattate da Massimo Natale durante l'escursione sui Monti Nebrodi qui di seguito
narrata
La caccia fotografica e l'osservazione degli Uccelli nel loro ambiente
naturale rappresentano, di sicuro, uno dei momenti sportivi ed emozionali più piacevoli
per chi ha il gusto, come me, per l'Ornitofilia. Personalmente, ho dedicato le mie
attenzioni di Ornitologo dilettante ed improvvisato fotografo verso la Specie Carduelis
carduelis, d'altro canto la mia preferita da un punto di vista sia dell'allevamento
che del gusto personale, ed alle abitudini comportamentali allo stato selvatico di questa
Specie ho dedicato un intero capitolo nel libro "Il Cardellino
Eurasiatico".
Ma ogni escursione diviene, comunque, una valida occasione per "spiare" e
fotografare gli Uccelli, tutti indistintamente, in questo accompagnato dal monopiede e
dal mio fedele zoom da 500 mm.
Oggi vi racconto un'escursione sui Monti Nebrodi (che
unitamente ai Monti Peloritani ed alle Madonie costituiscono l'Appennino Siculo), il cui
Parco, con i suoi 85.000 ettari di territorio protetto, si colloca tra i primissimi posti
in Italia in quanto ad aree protette. In questo viaggio virtuale il lettore potrà
consultare la cartina a corredo, la cui caratterizzazione numerica segnala i punti
salienti del percorso da noi condotto.
Il Parco dei Nebrodi dimostra una
bellezza naturalistica quasi metafisica, davvero coinvolgente, non soltanto nella stagione
primaverile estiva, quando più semplice appare l'osservazione degli Uccelli, ma durante
tutto l'arco dell'anno, anche quando la neve sfiora o travolge la vegetazione, e sulla
neve, a far da fi nti padroni, i Fringuelli alla disperata ricerca di qualche seme secco
per tirare la giornata.
Punto di partenza di questa escursione è stato il paese di Galati Mamertino(1), piccolo centro
di montagna (796 m.s.l.m.) arrampicato sui massicci calcarei mesozoici dei monti
Nebrodi.
Superata la frazione di S. Basilio Magno (2), ci avviciniamo ai 900 metri
di quota, raggiungendo l'antico centro rurale e contadino di S. Giorgio (3),
oramai disabitato. Nel tragitto finora percorso in Jeep, abbiamo già osservato diverse
Specie di Uccelli: la fanno da padrone le Ballerine Gialle (Motacilla cinerea), che nelle
zone umide a ridosso dei corsi d'a cqua, nidificano in abbondanza e sono relativamente
facili sia da osservare che da fotografare.
Ci appostiamo, ed immortaliamo la scena dell'imbecco alla rumorosa ed affamata prole.
Ma anche i Cardellini, in pastura sui Cardi, ed i Verzellini, col loro chiassoso volo
fatto di cinguettìi, sono qui facilmente osservabili. I Merli sfrecciano letteralmente al
solo lontano avviso di presenza umana, apparendo fra le Specie più difficili per le foto
ravvicinate. In località Portella Lastrà (4), raggiungiamo i 1200
metri di quota e la strada comincia ad essere sempre meno delimitata. L'obiettivo è
quello di raggiungere località Cartolari evitando il giro per Tortorici ed attraversando,
allo scopo, diversi "Serri" e mulattiere. L'apertura dei cancelli in ferro
spinato, necessari per impedire lo sconfinamento delle numerose mandrie di mucche, è più
un rito che un fastidio. Il Saltimpalo, (Saxicola torquata)
dalla sua proverbiale pos tazione
di vedetta (alla quale deve, tra l'altro il nome comune), sembra spettatore silenzioso ma
interessato alle vicende umane, almeno a giudicare dal modo in cui ci scruta, tanto da
sembrare sempre lo stesso che qualche chilometro prima faceva capolino da un cespuglio.
Tale suo presunto interesse è totalmente ricambiato e, così, lo immortaliamo su foto,
posato, badate bene, non su un palo, ma su una canna.
Gli Zigoli muciatti, qualche Zigolo giallo e, sulla cima degli alberi o
razzolando al suolo, qualche Fringuello, caratterizzano l'avifauna locale.
Le caratteristiche zone umide, in una macchia di vegetazione caratterizzata, fra gli 800
ed i 1200 m, da formazioni boschive quali il Cerro, la Roverella, la Sughera, il Melo
selvatico ecc., si accompagnano anche alla presenza di numerosi cespugli di Agrifogli (Ilex
aquifolium) e di Biancospino (Crataegus monagyna), dove un Pettirosso
(Erithacus rubecola) supera di gran lunga la sfrontatezza del
Saltimpalo, restando attorno alla nostra
postazi one per oltre un lunghissimo minuto, e concedendosi così ad un vero reportage
fotografico.
Da Piano delle Fave (5) a Contrada Dacara (6, ca.
1500m), raggiungiamo, tutto in fuoristrada, finalmente il confine di Tortorici e la meta
prefissata appare adesso più vicina. In queste zone di alta montagna, dove la vegetazione
si fa più rada e lascia spesso il posto a paesaggi brulli di pascoli montani, abbiamo
potuto osservare, anche se a relativa distanza, alcuni momenti etologici relativi ai Culbianco
(Oenanthe
oenanthe):
il maschio corteggia la sua femmina, con una parate amor osa fatta di moine e di versi. La
"recita" dell'amore e la conquista della sposa sono affidate alla coda del
maschio, aperta a ventaglio e ad alcuni passi di danza eseguiti a breve distanza dalla
femmina. L'irruenza di una mucca rompe l'incantesimo e convince la coppia ad appartarsi
lontano da sguardi indiscreti, dopo essersi concessa a qualche foto, purtroppo, ad
eccessiva distanza.
Finalmente, superato Pozzo Pagano (7), la meta è vicina e,
costantemente accompagnati dai novelli di Cornacchia grigia (Corvus cornix) e da quelli
di Gaz za, abbondantemente fuori dai nidi in questa stagione, raggiungiamo località
Cartolari Liperni (8), che col suo magnifico Laghetto ci ripaga di tutte
le fatiche fisiche tramutandole in godimenti emozionali.
L'avifauna acquatica è quasi tutta presente, ma non scatto neanche una foto, memore di
una mia precedente escursione in questa zona, quando, privo di macchina fotografica,
osservai dei Fanelli (Achantis cannabina) con un rosso su petto
e fronte veramente incredibile. Questa è zona di nidificazione dei Fanelli (siamo oltre i
1 500m!) e vorrei proprio appostarmi per immortalare la scena dell'imbecco del padre alla
prole.
Ebbene sì, avrei voluto fotografare i Fanelli, ma niente da fare, neanche l'ombra di
un nido dove appostarsi per immortalare le scene sognate. In compenso, l'abbondanza di Allodole
(Alauda
arvensis)
ci consente di trovarne addirittura il nido perfettamente mimetizzato nel terreno. I
piccoli sono già involati, ma ancora nei paraggi, tanto da riuscire a scattare qualche
foto dove immortaliamo la loro incredibile capacità mimetica.
Andiamo via, stanchi ma soddisfatti, scattando, durante la discesa, delle
ulteriori foto alle Upupe (Upupa epops) intente al "bagno di terra".
Con rispetto ed emozione salutiamo, all'imbrunire, l'entroterra del Parco dei
Nebrodi,
sicuri di non poter mancare il prossimo appuntamento col Saltimpalo.
Massimo Natale, 28/07/'00
|