Approfondimenti sulla teoria della paura
testo dell'Ing. Vincenzo della Vecchia

La teoria della paura (TDP) è di estrema importanza per comprendere ed interpretare il comportamento dei cardellini in cattività. Anche se potrebbe sembrare che essa abbia interesse solo per lo studioso, e che le sue conclusioni possano essere tranquillamente trascurate dalla maggioranza degli allevatori, è invece vero l'opposto: basti considerare che anche in un articolo eminentemente pratico come "L'ibridazione con il canarino" si è fatto continuamente uso di risultati che la TDP ha fornito e giustificato. Ciò tuttavia non ci impedisce di sconsigliare la lettura del presente lavoro a quegli appassionati più "pragmatici" che potranno limitarsi ad usufruire delle principali acquisizioni della TDP (che troveranno soprattutto ne "I cardellini e l'istinto della paura") saltando senz'altro il percorso mediante cui essa le deduce; percorso che, appunto, di seguito si espone.
Il lavoro presente non è di facile lettura; aprendo il file allegato(in formato Word) sarà possibile
stamparlo e leggerlo normalmente, allo scopo di una più agevole comprensione.

PARTE PRIMA. INTRODUZIONE. DEI COMPORTAMENTI GENERALI DEI CARDELLINI.
Al pari delle teorie matematiche, anche la TDP pone all'inizio alcune proposizioni che non si dimostrano (come una proposizione normalmente richiede) e tuttavia si accettano ugualmente perché assolutamente evidenti. A queste particolari assunzioni si dà il nome di assiomi. Le proposizioni invece, come detto, devono essere dimostrate; e abbiamo qui fatto in modo da snellire al massimo le dimostrazioni medesime, per non rendere la trattazione più pesante del necessario. A volte capita che uno stesso enunciato possa dimostrarsi in più modi; quando è stato questo il caso, abbiamo cercato di prediligere la dimostrazione più breve e palmare possibile.
Alle proposizioni di maggior rilievo possono seguirne altre,che si deducono mercé quelle, a cui non si conferisce "dignità" di proposizione vera e propria appunto per sottolinearne il carattere subordinato. Si parla, in questo caso, di corollari.
Per evitare poi dimostrazioni eccessivamente estese si ricorre a volte a proposizioni particolari che vengono premesse ad altre, le quali poi ne faranno uso; siffatte proposizioni sono i >lemmi<.
Infine, la formula "cvd", per tradizione millenaria in uso in fine delle dimostrazioni geometriche, sta per "come volevasi dimostrare".

Alla base della TDP mettiamo definizioni e assiomi.Cominciamo con la seguente importante DEFINIZIONE I. Si chiama situazione di pericolo quella che può arrecar danno ad un animale.

ASSIOMA I.  Gli animali riconoscono le situazioni di pericolo per mezzo di un istinto particolare,che si chiama paura; essa serve come tutti gli altri istinti alla conservazione dell'individuo e della specie, e sorge indipendentemente dalla volontà dell' animale medesimo.

PROPOSIZIONE 0.  I cardellini hanno paura.

Dimostrazione. E' immediata dall' ass. I essendo i cardellini animali(com'è notorio) ,cvd.

Acquisito che la paura è un istinto dei cardellini,possiamo porre un ulteriore

ASSIOMA II.  La paura si manifesta nei cardellini in gradi diversi, a seconda delle situazioni.

PROPOSIZIONE I.  Un cardellino tende, in ogni caso, a conservare il suo essere.

Dimostrazione. I cardellini sono animali, e dunque tendono in ogni caso a conservare il proprio essere(per l'ass.I), cvd.


PROPOSIZIONE II.  I comportamenti dei cardellini sono determinati solo dagli istinti.

Dimostrazione. I cardellini tendono a perseverare nel proprio essere(per la prop.I),cioè,che è lo stesso, i loro comportamenti tendono allo stesso scopo;e anche gli istinti (vedi ass.I) servono parimenti alla conservazione dell'individuo. Ora,i comportamenti non possono precedere gli istinti,perché allora, per es. nel caso dell'istinto della paura, un cardellino fuggirebbe prima del manifestarsi di un pericolo, oppure, nel caso dell'istinto a cibarsi, mangerebbe pur non avendo fame; e questo va in ultima analisi contro la conservazione del proprio essere(vedi scolio), il che è assurdo. Necessariamente quindi sono gli istinti a precedere i comportamenti,e cioè ,avendo gli uni e gli altri il medesimo fine,a determinarli,cvd.


SCOLIO. Se un cardellino fuggisse senza che un pericolo lo induca a farlo, in definitiva sprecherebbe inutilmente energie e andrebbe rapidamente incontro a morte; se mangiasse anche senza avvertir la fame, presto del pari soccomberebbe per l'eccessiva ripienezza.



PROPOSIZIONE III. Un istinto può prevalere su un altro.

Dimostrazione. Supponendo infatti per assurdo che un istinto non possa prevalere su un altro,allora potrebbe darsi che si presenti una situazione che richieda il sorgere di un determinato istinto,a cui non faccia seguito il comportamento corrispondente da parte del cardellino(perché per la prop. prec. i comportamenti sono determinati solo dagli istinti).Ma in questo modo esso non persevererebbe in ogni caso nel suo essere(vedi scolio),il che (per la prop.I) non è possibile. Si deve perciò concludere che un istinto può prevalere su un altro,cvd.

SCOLIO. Si pensi ad esempio ad un cardellino affamato in cui la fame non possa prevalere sulla paura derivante da un certo pericolo(che morirebbe presto di inedia), o inversamente ad un cardellino che ha fame a cui si presenti un certo pericolo(un rapace nelle vicinanze ad es.)e che non fugga;anch'esso andrebbe incontro come l'altro a probabile morte.

PROPOSIZIONE IV. Un cardellino tende a minimizzare il numero delle situazioni di pericolo in cui può imbattersi.

Dimostrazione. Una situazione di pericolo è tale perché può nuocere al cardellino (per la def.I), il quale per il tramite della paura può riconoscerle (per la prop.0);e quindi,quanto più può, cercherà di evitarle per conservare sé stesso(per la prop.I), cioè ne minimizzerà il numero, cvd.



PROPOSIZIONE V. Tra una paura maggiore ed una minore, un cardellino sceglierà sempre la minore.

Dimostrazione.La paura si manifesta nei cardellini in gradi diversi(per l'assioma II). Ora, un cardellino tende sempre a conservare il suo essere(per la prop.I), cioè tende a minimizzare le situazioni di pericolo(per la prop.IV), e quindi tende a minimizzare la paura che queste gli causano(per l'ass.I e la prop.0).Perciò, tra una paura maggiore ed una minore, esso sceglierà la minore,cvd.


Dalla prop. precedente si deduce agevolmente il seguente rilevante

COROLLARIO. Ad un pericolo maggiore, corrisponde una paura maggiore.

Dimostrazione. La paura si manifesta con intensità differenti(per l'assioma II).Supponiamo ora per assurdo che ad un pericolo maggiore corrisponda una paura minore.Di fronte a più situazioni di differente pericolosità il cardellino sceglierebbe allora quella che gli induce la paura minore(per la prop. precedente), e cioè la più pericolosa(per ipotesi), ma così non conserverebbe in ogni caso il suo essere, il che è in contrasto con la prop.I. Dunque, è assurdo che ad un pericolo maggiore corrisponda una paura minore.Se ad un pericolo maggiore seguisse poi un uguale paura, questa non si manifesterebbe in gradi diversi, il che è in contraddizione con l'ass.II.Perciò si deve concludere che ad un pericolo maggiore corrisponde una paura maggiore; che è la tesi.


PROPOSIZIONE VI. Di fronte a diverse situazioni di pericolo, il cardellino, se può, le evita tutte, oppure sceglie quella in cui avverte la minore minaccia per sé stesso.

Dimostrazione. Posto di fronte a diverse situazioni di pericolo, un cardellino cercherà di evitarle tutte (per la prop.IV); ciò per quanto riguarda la prima parte della proposizione. Ora, ad un pericolo minore corrisponde una paura minore (per il corollario precedente),per cui il cardellino se non può evitarli tutti sceglierà di imbattersi nel pericolo minore,cioè nella paura minore(per la prop.V),cvd.


SCOLIO .Il modo in cui è stata enunciata la proposizione precedente non deve indurre a pensare che la scelta del pericolo minore avvenga consapevolmente; ciò infatti accade (vedi ass.I) del tutto automaticamente,e senza che il cardellino ne sappia alcunché. Lo stesso dicasi per altre prop. che possano far nascere il medesimo dubbio.



PROPOSIZIONE VII. Una situazione nuova genera sempre paura.

Dimostrazione. Se, infatti,ad una situazione che il cardellino non conosce non si accompagnasse la paura, allora essa situazione potrebbe essere di nocumento al cardellino(per la def.I), senza che questo faccia nulla ;ma così ne riceverebbe danno e non persevererebbe quindi in ogni caso nel suo essere, il che (per la prop.I) è assurdo.Ne segue la tesi,cvd.

SCOLIO. La paura si manifesta in gradi diversi(ass. II); epperò anche situazioni che non possono chiamarsi pericolose, purché risultino nuove per il cardellino, generano uno stato che può chiamarsi di >sospetto<, stato che non può distinguersi dalla paura vera e propria essendo causato dalla paura stessa seppure in intensità molto basse. Si pensi ad esempio ad un cardellino che per la prima volta vede una fettina di mela nella sua gabbia.

PROPOSIZIONE VIII.  Se ad un cardellino, lasciando uguali tutte le altre condizioni, si ripresenta una situazione che abbia già sperimentato e che non gli abbia nuociuto, esso avvertirà meno paura che non la prima volta che l'ha provata.

Dimostrazione. Quando si ripeterà la medesima situazione, in un primissimo tempo per il cardellino essa risulterà nuova, e gli indurrà paura(per la prop. precedente); ma successivamente ricorderà di averla già sperimentata e che non gli ha nuociuto: e ad pericolo minore corrisponde una paura minore(per il corollario della prop.V) per cui la paura che proverà sarà minore,cvd.



PROPOSIZIONE IX. Un cardellino che in un dato momento prova paura, persevererà in questa finché la sua causa non sia cessata; se non prova paura, potrà invece dedicarsi ad altre attività.

Dimostrazione. Se per assurdo (per quanto riguarda la prima parte della proposizione) la paura cessasse prima del cessare del pericolo, allora questo potrebbe arrecar danno al cardellino senza che esso faccia nulla; ma così non persevererebbe in ogni caso nel suo essere, e ciò è impossibile perché in contrasto con la prop. I. La paura inoltre(per quanto attiene alla seconda parte della proposizione) si manifesta solo nei casi di pericolo(per l'ass.I), dunque non essendoci paura(per ipotesi) non c'è nemmeno alcun pericolo che tenga impegnato il cardellino, che così potrà dedicarsi ad altre attività,cvd.



PARTE SECONDA. IL CARDELLINO CAPTIVO.


Per sviluppare ulteriormente le nostre proposizioni è d'uopo introdurre il seguente

ASSIOMA III. Un medesimo pericolo può indurre in cardellini diversi paura di differente intensità;cioè a dire, esistono cardellini più paurosi e cardellini che lo sono meno.

A fronte della medesima situazione di pericolo, i cardellini reagiranno provando più o meno paura a seconda della loro natura.
Passiamo ora senz'altro a dedurre la seguente importante

PROPOSIZIONE X. Un cardellino catturato e messo in gabbia prova più paura che non uno nato in cattività.

Dimostrazione. Per un cardellino nato in libertà la gabbia è una situazione nuova, e quindi genera paura(per la prop.VII); ed inoltre esso, tra una paura maggiore ed una minore, sceglierà sempre la minore(per la prop.V), cioè avendo sperimentato che da libero provava una paura minore che non in gabbia, cercherà di evaderne. Un cardellino nato in gabbia invece prova solo la paura conseguente ad una situazione nuova, perché non è mai stato libero(per ipotesi); e perciò esso non prova la paura legata al fatto che prima era libero, ragion per cui prova paura minore che non l'altro che è stato catturato, cvd.


PROPOSIZIONE XI. Le situazioni di pericolo principali per un cardellino in cattività sono rappresentate dalla gabbia e dalle persone; e alla prima esso si abitua molto prima che non alle seconde.

Dimostrazione. La prima parte della proposizione è evidente discendendo dalla definizione di situazione di pericolo(def.I). Un cardellino che vede per la prima volta la gabbia, sia esso nato o no in cattività, avverte che la situazione è per lui nuova e prova paura(per la prop.VII); ma presto si accorge la gabbia non nuoce ad esso direttamente, essenzialmente perché le sbarre sono immobili. Ne segue che la paura che essa gabbia induce al cardellino sarà vieppiù piccola(per la prop. VIII). Invece le persone, che si muovono di continuo nelle vicinanze del cardellino,e lo disturbano in vari modi, sono da questo viste come fonte continua di timore, per cui esso le riguarderà per molto più tempo con paura,cvd.


COROLLARIO. Se un cardellino in gabbia viene rimesso in libertà, la paura che esso provava cessa.

Dimostrazione. Le sorgenti di paura per un cardellino in gabbia sono rappresentate dalla gabbia stessa e dalle persone(per la prop. precedente); ma ambedue scompaiono appena il cardellino viene liberato(com'è per sé evidente), e venendo meno le cause che determinavano la paura anche questa cessa(per la prop.IX),cvd.


PROPOSIZIONE XII. Un cardellino di cattura cercherà di fuggire dalla gabbia continuamente, e ciò tanto più, quanto più è timido.

Dimostrazione. Per un cardellino di cattura la gabbia genera paura(per la prop.XI). Avendo sperimentato che da libero provava una paura minore, esso, preferendo sempre una paura minore ad una maggiore(per la prop.V) cercherà quindi di ritornare libero, e ciò finchè la causa della sua paura non cessi(per la prop.IX). Cioè a dire, cercherà di fuggire dalla gabbia, finché non ritorni libero; e quindi, continuamente. La paura del cardellino di cattura è poi, in sostanza, determinata dalla differenza tra la paura che prova in gabbia, e la paura che provava da libero, la quale ultima può considerarsi,mediamente, minima e costante. Questa differenza(che è quella che causa lo sforzo per fuggire dalla gabbia)sarà allora tanto maggiore, quanto maggiore è la paura che prova in gabbia, cioè sarà tanto maggiore, quanto più il cardellino è timido,cvd.

COROLLARIO I. Un cardellino docile non è altro che un cardellino poco timido.

Dimostrazione. Un cardellino si dice docile se ha ben accettato la gabbia(com'è per sé chiaro),e per converso poco docile se non l'ha ben accettata; cioè, se cerca continuamente di fuggirne l'angustia.
Ma un cardellino tanto più cercherà di fuggire dalla gabbia, quanto più è timido(per la prop. prec.); cioè ,invertendo, tanto meno è timido quanto meno cercherà di fuggirne, cioè tanto meno è timido quanto più è docile,cvd.

COROLLARIO II. Un cardellino nato in cattività, ed uno di cattura molto docile, ad un certo punto cesseranno di cercare di fuggire dalla gabbia.

Dimostrazione. Quello che spinge un cardellino di cattura a cercare di fuggire dalla gabbia è la differenza tra la paura che prova in gabbia e la paura piccolissima che provava da libero(vedi la dimostraz.della prop. prec.);e questa differenza è tanto più piccola, quanto più la paura che esso prova in gabbia è piccola(com'è per sé chiaro), cioè quanto più è docile(per il coroll.prec.).Se il cardellino è molto docile, questa differenza potrà giungere ad annullarsi, sicché la paura della gabbia ad un certo punto può cessare.
Un cardellino nato in gabbia invece non sa cosa sia la paura, pur minima, che quello di cattura provava in natura,perché esso non è mai stato libero(per ipotesi), e perciò resta solo la paura che la gabbia,come situazione nuova, gli induce(per la prop.VII).Ma ad essa paura il cardellino si abitua presto (per la prop.XI), e la paura che esso provava, venendo meno la sua causa(cioè il riguardare la gabbia come situazione di pericolo), cessa(per la prop.IX),cvd.

SCOLIO. Ciò non toglie che anche un cardellino ormai abituatosi alla gabbia può certamente tentare ancora di evaderne, se vede persone troppo vicino a sé; ma in questo caso esso non vuole tanto fuggire dalla gabbia, quanto allontanarsi semplicemente dalle persone, ch'esso riguarda sempre con paura(prop.XI).


COROLLARIO III. Più un cardellino è docile prima cesserà di cercare di fuggire dalla gabbia.

Dimostrazione. Consideriamo i due casi possibili del cardellino di cattura e di quello nato in gabbia.Quello che spinge un cardellino di cattura a fuggire dalla gabbia è la differenza tra la paura che prova in gabbia e la piccola che provava da libero(vedi dim. della prop. prec.); e questa differenza sarà tanto più piccola quanto minore è la paura che prova in gabbia, cioè quanto meno è timido(com'è per sé chiaro), cioè ancora quanto più è docile(per il corollario prec.).
Un cardellino nato in gabbia cerca di fuggire dalla gabbia stessa perchè la riguarda come situazione di pericolo(per la prop.XI) e dunque cerca di allontanarsene(com'è per sé ovvio); a ciò è dunque indotto, in ultima analisi, dalla paura. Ma dopo un certo tempo esso si abituerà alla gabbia(per la prop.XI), e ciò tanto prima, quanto meno è timido(com'è per sé chiaro),cioè quanto più è docile(per il coroll. I prec.),cvd.

Per dimostrare la prop. XIII è necessario premettere il seguente

LEMMA. Un cardellino in gabbia tende a massimizzare la distanza dagli altri uccelli.

Dimostrazione.E' immediata. Gli uccelli che si trovano nella stessa gabbia sono fonte di paura gli uni per gli altri(com'è per sé ovvio, potendo sicuramente un uccello nuocere ad un altro;vedi def.I e ass.I)e ognuno di essi preferirà una paura minore ad una maggiore(per la prop.V), e cioè tenderà ad allontanarsi quanto più può dagli altri,cvd.

PROPOSIZIONE XIII (Principio di minima repulsione). I cardellini in gabbia tendono a disporsi in numero uguale su ogni posatoio.

Dimostrazione. Supponiamo che su un posatoio si trovino più individui che non su un altro; allora gli uccelli su quel posatoio saranno più vicini che non gli altri(com'è evidente,supponendo senz'altro tutti i posatoi di uguale lunghezza),per cui tendendo essi a massimizzare la distanza reciproca(per il lemma prec.), tenderanno a spostarsi sul posatoio su cui il numero di uccelli è minore(posatoio che esiste per ipotesi), perché lì la distanza reciproca sarà maggiore. Essi continueranno a ripetere questi spostamenti finché non vi sia più un posatoio su cui il numero di uccelli è minore; cioè finché su ogni posatoio non vi sia lo stesso numero di uccelli,cvd.

SCOLIO. La prop. precedente non deve intendersi con troppa ristrettezza,spesso infatti gli uccelletti derogano a quella regola, e tanto più quanto meno sono timidi(vedi successiva prop.XIV).Tuttavia essa ha particolare valore per i cardellini,che sono timorosi per natura, e ancor più per i soggetti di cattura, che provano maggior paura degli altri(prop.X).

In forza delle prop. precedenti, è possibile ora dimostrare la seguente fondamentale

PROPOSIZIONE XIV. Un cardellino in gabbia tenderà a fare ciò che faceva da libero tanto più, quanto meno prova paura.

Dimostrazione. Un cardellino in gabbia avverte paura a causa della gabbia stessa e delle persone(per la prop.XI), e persevererà in essa finché la sua causa non cessi(per la prop.IX).Tuttavia, un istinto può prevalere su un altro(per la prop.III), per cui pur essendo presente la paura, l'istinto generale alla conservazione potrà essere più forte e concretarsi in diversi comportamenti(per la prop.II),come mangiare, pulirsi il piumaggio, costruire il nido; siffatto istinto alla conservazione prevarrà poi tanto più quanto più la paura è minore(com'è per sé evidente),cvd.

COROLLARIO I. Un cardellino in gabbia tenderà a fare ciò che faceva da libero tanto più,quanto più è docile.

Dimostrazione. Un cardellino in gabbia tenderà a fare ciò che faceva da libero tanto più, quanto meno prova paura(per la prop.precedente); ma esso tanto meno proverà paura quanto meno è timido(per l'ass.III),cioè quanto più è docile(per il coroll.I della prop XII),cvd.

COROLLARIO II.  Un cardellino in gabbia canterà tanto più, quanto più è docile.

Dimostrazione. E' immediata dalla prop. precedente e dal suo primo corollario, essendo il canto un'attività dei cardellini.

COROLLARIO III. Un cardellino in gabbia sarà tanto più incline a riprodurvisi, quanto più è docile.

Dimostrazione. E' immediata per la prop.precedente e il suo primo corollario.

PROPOSIZIONE XV. Un cardellino in gabbia canterà di più da solo, che non se messo in compagnia con altri.

Dimostrazione. Per un cardellino in gabbia da solo le fonti di paura sono rappresentate dalla gabbia e dalle persone(per la prop.XI); se viene messo in compagnia di altri a queste si aggiunge anche la paura derivante dalla presenza di altri uccelli(vedi lemma alla prop. XIII), e di conseguenza la paura che proverà sarà maggiore. Ma esso tenderà a fare ciò che faceva da libero tanto più,quanto meno prova paura(per la prop.XIV), e dunque canterà più da solo che non in compagnia con altri,cvd.

SCOLIO. E' chiaro comunque per il coroll.I della prop.XIV che se il cardellino è di estrema docilità sarà praticamente per esso indifferente, sotto il profilo del canto, se si trova da solo o meno.



PROPOSIZIONE XVI.  Un cardellino in gabbia litigherà tanto meno con i compagni, quanto più è docile.

Dimostrazione. I comportamenti dei cardellini sono determinati solo dagli istinti(per la prop.II),i quali tutti sono riconducibili all'istinto di conservazione(vedi ass.I), per cui se un cardellino litiga con un altro non potrà essere altrimenti che perché avverte pericolo per sé stesso, cioè perché prova paura(per la prop.0 e l'ass.I).E dunque, tanto meno litigherà con altri quanto meno prova paura, cioè quanto meno è timido(per l'ass.III) cioè ancora quanto più è docile(per il coroll.I della prop.XII),cvd.

PARTE TERZA. L'ALLEVATORE.

DEFINIZIONE II. Si dice allevatore chi tiene uccelli in gabbia per suo diletto.

DEFINIZIONE III. L'Allevatore antepone gli interessi dei suoi uccelli ai propri.

ASSIOMA IV. La paura nuoce ai cardellini, se vi perseverano troppo a lungo.

SCOLIO I. Con le definizioni II e III precedenti è dunque posta una distinzione tra l'allevatore, che tiene semplicemente uccelli in gabbia, e l'Allevatore, i cui comportamenti seguono invece l'ass.IV. Confidiamo che il lettore vorrà perdonarci il vezzo di quell' "A" maiuscolo, e che sottoscriva senz'altro la differenza tra i due allevatori.

SCOLIO II. All'assioma IV si è tratti dalle analogie tra la fisiologia degli animali e la nostra; con la differenza però che è estremamente verosimile che la natura abbia dotato esseri piccoli e fragili, come i cardellini, di un istinto della paura assai più sviluppato. Gli uccelletti in libertà, come chiunque può osservare, hanno in realtà paura di continuo, ed allontanano rapidamente le molte situazioni di pericolo con il dono, o meglio la capacità, del volo; però proprio per questo motivo gli spaventi che'essi provano sono sì frequenti, ma di breve durata. E' dunque plausibile, e confermato dai fatti, che se la paura si prolunga troppo(cosa come visto del tutto innaturale) essa possa riuscire dannosa.

PROPOSIZIONE XVII. Sia l'allevatore che l'Allevatore preferiscono sempre un cardellino docile ad uno timido; ma per motivi diversi.

Dimostrazione. Un cardellino docile svolazzerà di meno nella gabbia (per il coroll.III della prop. XII)litigherà meno con i compagni(per la prop.XIV), canterà di più(per il corollario II della prop.XIV)e sarà più incline a riprodursi(per il corollario III della prop.XIV).Per tutti questi motivi, esso sarà senz'altro favorito dall'allevatore(beninteso, che conosce la TDP).
Un cardellino timido in gabbia prova paura protratta, a causa della gabbia stessa e soprattutto delle persone(per la prop.XI), per cui la cattività è per esso sgradevole e dannosa(per l'ass.IV); ma l'Allevatore antepone costantemente gli interessi degli uccelli ai propri(per la def.III), per cui terrà nelle sue gabbie esclusivamente soggetti docili, cioè poco timidi(per il coroll.I della prop.XII).
Sia l'allevatore che l'Allevatore prediligeranno dunque soggetti docili, ma per motivi diversi,cvd.


PROPOSIZIONE XVIII. L'Allevatore raramente terrà nelle sue gabbie cardellini di cattura.

Dimostrazione. Un cardellino di cattura cercherà continuamente di fuggire dalla gabbia per tutto il tempo che vi resta(per la prop.XII),escluso il caso che sia molto docile(per il coroll.II della medesima prop. XII),e ciò a causa della paura della gabbia,a cui si aggiunge quella delle persone(per la prop.XI).Ne segue che la paura derivante dalla cattività è per il cardellino una condizione protratta, e dunque sgradevole e dannosa(per l'ass.IV).Ma l'Allevatore antepone il bene dei suoi uccelli ai propri interessi(per la def.III)per cui eviterà quasi sempre di tenere in gabbia cardellini di cattura,cvd.

PROPOSIZIONE XIX. Se un cardellino nato in cattività è molto timido, l'Allevatore sceglierà di liberarlo.

Dimostrazione. Un cardellino nato in cattività dopo un po' si abitua alla gabbia(per il coroll.II della prop.XII) ma resta la paura per le persone(per la prop.XI)che, muovendosi queste di continuo e infastidendolo in vario modo, sarà molto intensa se il cardellino è timido(per l'ass.III), e perciò gli risulterà particolarmente dannosa(per l'ass.IV);essa però cesserà se il cardellino viene liberato(per il coroll.della prop.XI).Ma l'Allevatore tiene più agli interessi degli uccelli che non ai propri(per la def.III), per cui lo libererà senz'altro,cvd.


PARTE QUARTA ED ULTIMA. DEI PRESUNTI SENTIMENTI DEI CARDELLINI.

PROPOSIZIONE XX. I cardellini non provano sentimenti.

Dimostrazione. I comportamenti dei cardellini sono determinati solo dagli istinti(per la prop.II),e i sentimenti sono distinti da questi(com'è per sé chiaro);ne segue che i cardellini non possono provare sentimenti di alcun tipo,cvd.


SCOLIO. Anche se è difficile non cedere alla tentazione di dire che un cardellino,che canta dal suo rametto,sia felice, in realtà questa espressione e simili non hanno senso, se per felicità si intende la felicità umana. Non possiamo affrontare debitamente questo discorso, che ci porterebbe troppo lontano; ma è chiaro che i sentimenti umani richiedono una facoltà che gli animali non hanno, quella del pensiero, la quale consente di >riflettere< su quello che si fa e si è fatto.


COROLLARIO I. I cardellini di cattura in gabbia non provano nostalgia per la libertà,che hanno perduta.

Dimostrazione. Segue subito dalla prop.prec., essendo la nostalgia un sentimento,cvd.


COROLLARIO II. Se un cardellino di cattura in gabbia deperisce, ciò è non è dovuto alla nostalgia della libertà, ma alla paura.

Dimostrazione . La prima parte di questa proposizione è chiara per la prop.prec. e il suo corollario I. Un cardellino di cattura deperisce perché prova paura, a causa della gabbia e delle persone(per la prop.XI)ed essa gli nuoce(per l'ass.IV), per cui oltre un certo limite, la sua stessa vita potrebbe risentirne,cvd.

SCOLIO. In realtà a volte la causa della morte dei cardellini di cattura non sembra collegata con la paura, ma deriva da fattori organici non meglio chiariti. Certamente, comunque, non è la nostalgia della libertà a decidere della sorte di quegli sfortunati.



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Questo, dunque(sfrondato dagli elementi che avrebbero ancor più appesantito il discorso), è il sistema di proposizioni che costituisce il corpo della teoria della paura. Partendo da assiomi semplici, e che confidiamo nessuno voglia mettere in dubbio, e presupponendo sempre quel che segue tutto quel che precede, si sono così dedotte geometricamente proposizioni che al lettore che ci segue assiduamente non risulteranno del tutto nuove, essendo i concetti che esse adombrano sparsi qua e là in tutti i nostri articoli.
Quanto detto in questo lavoro, per il tramite di teoremi, scoli e corollari, sarà ripetuto con molte aggiunte(e molta più verve di quanto consenta il rigoroso ma ingombrante metodo geometrico) nel nostro prossimo articolo, che sarà online in questi mesi; si tratta di un Piccolo dizionario di carduelofilia che spero trovi la rispondenza che i miei precedenti articoli hanno avuto presso i lettori;ai quali tutti, mi piace esprimere qui i miei più sentiti ringraziamenti per gli apprezzamenti che mi hanno manifestato.


Vincenzo della Vecchia
fisioterap@inwind.it